POESIA. Artista, performer, editore, formatore. Ripercorriamo il suo percorso soffermandoci, tra le altre, su due tappe fondamentali, il poetry slam e la poesiaterapia

Sei un poeta performer, un artista visivo, scultore e editore, com’è nato il tuo essere artista e come nasce il tuo rapporto con la poesia? C’è stato un momento preciso, lo scoccare di una freccia oppure si è trattato di un lento divenire?
Ho amato l’arte visiva sopra ogni cosa fino a 16 anni, quando la poesia è entrata nella mia vita a gamba tesa, aprendo un rapporto a tre tra arte, poesia e me. Fin dalle scuole medie ho iniziato a sognare di diventare il nuovo Giotto, il nuovo Michelangelo, il nuovo Picasso… le mie giornate erano cariche di tanto gioco, studio e disegno, disegno, disegno… Un giorno però, negli anni in cui da studente frequentavo il Liceo artistico di Busto Arsizio, è entrato in classe il professor Vigoni di italiano il quale, senza spiegarci nulla, ha fatto ascoltare all’intera classe una musica di Mozart e poi ci ha detto: «Ora scrivete una poesia!». E l’abbiamo scritta. In generale l’esperimento piacque molto a tutti, ma in me era accaduto qualcosa che andava ben oltre il solo piacere. Quella poesia mi aveva mostrato una sorgente di vita viva che nemmeno immaginavo di avere. Quella mia prima poesia aveva aperto in me una soglia mai vista, che mi faceva accedere a stanze segrete, che non sapevo in me esistessero. Rimasi attonito, preso in contropiede, rapito d’amore. Ma non finì qui. Vigoni ci mise una seconda musica: un brano dei Rolling Stones e ci disse: «Ora scrivete una seconda poesia!».
Parliamo della tua ultima opera, Umanimale, in che modo quest’opera gioca sul rovesciamento? Quali testi ti sono stati d’ispirazione?
Umanimale è un’opera distopica antispecista composta ad oggi di 8 capitoli prosometrici, in cui si compiono due principali rovesciamenti di paradigma: 1- Gli animali, trattati come ultimi, prendono il potere e trattano a sua volta gli esseri umani come i “paria” della Terra; 2- Le piante prendono il potere sulla Terra, mettendo tutti gli animali (umani compresi) in posizione subalterna. Il rovesciamento del punto di vista è strutturale sia sul piano narrativo sia sul piano formale. Ogni capitolo si muove cambiando nella forma e relazione tra versificazione e prosa poetica. I due libri d’ispirazione che ho “rovesciato” sono stati Il naturale da ritrovare. Animali di Eleonora Fiorani (Umanimale. Capitoli 1-4) e Breve storia del giardino di Gilles Clément (Umanimale. Capitoli 5-8). Ho stralciato e smontato questi due libri, cavando da questi materiali filosofici una storia altra, d’invenzione, che nei libri della Fiorani e di Clément non c’è. Il primo capitolo di Umanimale uscirà a breve negli USA, sulla rivista “Delos” (University of Florida), diretta da Gabriele Belletti, tradotto da Beatrice Achille. Siamo animali in guerra con la nostra animalità quando invece la dovremmo vivere in ascolto. L’animale in noi sa, ascoltiamolo: “In che modo vuoi relazionarti alla tua animalità? Essere umano rimuovi troppo spesso che sei un animale. Umano tu sei parte del regno animale. Un poeta performer si addentra dentro di sé per incontrare la scimmia, il cervo, il lupo, il cane, il caprone, il gufo… l’animale sa guidarlo dove gli dei hanno nascosto i loro favi di miele.”
Spezza il piffero e incanta il pifferaio: “Tra gli animali l’essere umano è quello meno compulsivo, eppure – questo non andrebbe mai scordato – malgrado abbiamo acquisito una forma vantaggiosa, siamo ancora così poco consapevoli di come poter raggiungere la piena liberazione. Vuoi spendere tutta la vita come un topolino che gira sulla ruota per rincorrere una zolletta di zucchero, o come un topolino che scende dalla ruota, capisce come aprire la gabbia e vivere appieno la sua vita? Perché la poesia performativa va considerata come una via maestra che rompe ogni tuo tapis roulant, piega e rompe le sbarre, spezza il piffero, suona il piffero spezzato e incanta il pifferaio.”
Sii perturbante come uno scimpanzé con la pistola: “Proprio perché sono un facilitatore in poesiaterapia dico che l’arte non deve essere rassicurante. Poesiaterapia e Poesia sono due campi da gioco ben diversi che è bene restino diversi. Il poeta performer deve essere imprevedibile e perturbante come uno scimpanzé che impugna una pistola (osserva la fotografia Scimmia con pistola di Albert Watson).” (Dal “Diario 2025”, inedito)
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