Awand. Tutte le arti in una rivista unica

Michael Rocchetti è nato nel 1978 a San Benedetto del Tronto, da sempre o quasi firma come Maicol & Mirco la grande quantità di fumetti e vignette (Gli scarabocchi) che pubblica, dapprima su fanzine e autoproduzioni e poi con editori come Coconino, Sole 24 ore e soprattutto Bao, con cui — nel 2024 — è arrivato all’ottavo volume della sua Opera omnia, i cui titoli sono ARGH, SOB, BAH, CRACK, NO!, PFUI, OPS e ZZZ. Ha fatto parte del collettivo “Super Amici” (con Ratigher, Tuono Pettinato, Dottor Pira e LRNZ), poi diventato “Fratelli del Cielo”. La sua è la generazione arrivata quando le riviste di fumetto erano al tramonto, dopo il boom degli anni Ottanta e Novanta sono via via scomparse quasi tutte, unica eccezione Linus su cui infatti ha pubblicato per alcuni anni. Una dimensione di cui evidentemente ha sentito la mancanza se sul finire del 2025 Michael ha mandato nelle edicole una testata mensile tutta nuova dedicata solo al fumetto, “La fine del mondo”. Edita da “il manifesto”, il quotidiano su cui da alcuni anni pubblica le sue  inconfondibili vignette dal tratto essenziale su sfondo rosso e che popolano il portfolio di questo numero.

 

maicol mirco

 

Qual è il tuo primo disegno che ricordi?

Un leone in prima media, o in seconda. Lo disegnai a tempera a scuola, nellora di educazione artistica. Avevo i pennelli e non li avevo mai utilizzati per davvero, allora mi misi a dipingere distinto. Venne fuori un disegno per me impensabile e che la docente rifiutò con queste precise parole: Bellissimo, ma lastratto lo studiamo più avanti”.

Non ho mai saputo più disegnare un leone così bellissimo.

A casa circolavano fumetti? Che formazione hai avuto?

Circolavano come trappola”. Mia madre e mio padre mi riempivano di fumetti sperando che appassionandomi ai giornaletti” mi sarei poi appassionato alla lettura vera, alla prosa. Così infatti successe, ma non ho mai trovato una sola valida ragione per non preferire i fumetti a qualsiasi altro media.  Dopo le medie sono andato al Liceo Scientifico, terminato a fatica perché distratto dal voler disegnare. Poi allAccademia di Belle Arti, prima di Macerata poi di Bologna. Mai terminata perché distratto dal voler disegnare cose che in accademia non avevano senso. Da lì sono stato travolto dai fumetti. Sbrigata la questione scuola” davanti allumanità, potevo finalmente studiare in pace.

Ora insegno proprio in unAccademia di Belle Arti, a LAquila. Insegno fumetto. Insegno come studiare.

Qual è stato il processo che ti ha portato a un segno così essenziale?

Semplicimente scoprire, disegnando pagine e pagine di fumetti, che meno intervieni sulla tavola, più la tavola funziona. Ogni volta che in un fumetto ti appresti a aggiungere una linea o una parola, devi chiederti in cuor tuo: questa linea, questa parola, questa vignetta, serve davvero? Migliora la storia? O semplicemente migliora il tuo portfolio?

Alle storie bisogna arrendersi, dandogli solo quello che necessitano per davvero. Altrimenti le gonfi, le ingrassi e gli rovini il cuore.

Hai o hai avuto dei riferimenti, dei maestri a cui ti ispiri?

Continuamente. Ho maestri più vecchi e maestri più giovani di me. Ogni giorno scopro un maestro nuovo.

Non potendo occuparti tutto il numero con un elenco minimamente esauriente, ti faccio un brutale elenco dei miei autori-tappa, quelli che una volta scoperti sono diventati un riferimento oggettivo nel mio lavoro.

Jacovitti. Qualunque suo fumetto è una intera scuola di fumetto. Ti spiega plasticamente, attraverso le sue storie, tutte le infinite possibilità di un fumetto. Un cavallo può parlare, una persona può avere quattro braccia, il protagonista può parlare con il lettore, da una vignetta si può evadere. Inoltre mi ha spiegato che non esiste fumetto alto e basso. Tutto il fumetto, se funziona, è alto.

Magnus. Tutto, ma in particolare il suo Necron. Mi ha insegnato che le perle più brillanti vanno valorizzate con il fango. E che si deve morire al tavolo da disegno.

Filippo Scòzzari. Con Filippo è subito chiara una cosa: è la letteratura a dover allacciare le scarpe al fumetto e non viceversa. Con i fumetti il viaggio non termina con la notte.

Bruno Bozzetto. I suoi cartoni mi hanno insegnato i vuoti e i pieni. Le urla e i silenzi. Il fracasso dellattesa.

Osamu Tezuka. Black Jack è il fumetto che qualunque autore di fumetti avrebbe dovuto fare, invece di fare altro.

Altan. La forma alla pari del contenuto.

Grazia Nidasio. Questa maestra è stata una scoperta recente, di una decina di anni fa. Per me la più grande autrice di fumetti in Italia, includendo chiaramente gli uomini. Lepopea di Valentina Mela Verde è a mio avviso il più alto vertice del fumetto contemporaneo. La paragono a Krazy Kat di Herriman per importanza e impossibilità di emulazione.

 

(...)

L'articolo integrale è pubblicato nel n. 19 di Awand, primavera 2026.
Abbonati, acquistalo o cercalo nei punti vendita.

Antonio Ant Cornacchia
Antonio Ant Cornacchia
Grafico, art director, giornalista. Ha studiato all'Accademia delle Belle Arti. È il fondatore e direttore di Awand. C'è chi lo chiama Ant, che sta per formica.

La sua pagina


© Riproduzione riservata. È vietata qualsiasi riproduzione su qualsiasi mezzo senza autorizzazione esplicita di Awand e degli autori.
© All rights reserved. Any reproduction on any medium is forbidden without the explicit authorization of Awand and the authors.