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Musica. Nate dal contrappunto e dalla polifonia antica, queste quattro voci hanno trasformato la ricerca vocale e la tradizione popolare in un percorso espressivo libero e contemporaneo. «Partiamo dal contrappunto per poi proseguire nello studio delle varie tradizioni popolari. Non nasciamo per fare musica popolare, ma dalla curiosità sulle potenzialità che l’incontro delle voci può produrre», spiegano ripercorrendo i trent'anni di attività dell'ensemble. Un'avventura artistica guidata fin dagli esordi dall'ascolto e dall'apertura culturale: «Attraverso la musica popolare proveniente dalle diverse parti del mondo abbiamo capito in quale altra maniera veniva usato questo strumento meraviglioso che è la voce, per poi farne una nostra personale interpretazione».

faraualla

Foto di Carmela Lovero

 

Esiste un luogo in Puglia, nel cuore profondo dell'altopiano delle Murge, dove la terra si apre in una delle sue cavità carsiche più affascinanti: una grotta naturale denominata Faraualla. Da quell'abisso naturale prende il nome e l'ispirazione il quartetto delle Faraualla, uno straordinario ensemble vocale femminile che dal 1995 ridefinisce i confini della musica a cappella. Attraverso una ricerca rigorosa e ancestrale, queste quattro artiste utilizzano la voce come un vero strumento primordiale, fondendo la ricchezza della tradizione pugliese con le polifonie di etnie e culture lontane nel tempo. Il loro repertorio è un viaggio ipnotico tra composizioni originali, canti tradizionali e sperimentazioni, capace di connettere il passato al presente. Le Faraualla sono Gabriella Schiavone, Teresa Vallarella, Maristella Schiavone e Loredana Savino. Spesso sono accompagnate nei concerti dai percussionisti Pippo D’Ambrosio e Cesare Fasanella a cui si aggiunge il polistrumentista Angelo Pantaleo. Su questo numero abbiamo il piacere di ospitarle per esplorare la genesi del loro sound unico, l'evoluzione del loro percorso e la forza racchiusa nel potere del canto condiviso. Incontriamo le Faraualla in una intervista a tre voci. Con Gabriella e Maristella Schiavone e Terry Vallarella che rappresentano il nucleo storico del quartetto. Manca Loredana Savino, l’ultima vocalist approdata nel gruppo.

Come è nato questo laboratorio di voci femminili?

(Gabriella) Io e mia sorella Maristella con Terry ci siamo incontrate in un gruppo di musica antica in polifonia. Ci siamo subito innamorate di questo modo di fare musica. Avevamo credo 23 o 24 anni, insomma eravamo poco più che ventenni. Questa è stata una tappa importante perchè ci ha permesso di conoscerci e, di quella esperienza sulla polifonia antica, ci è rimasta questa caratteristica del lavoro sul contrappunto vocale, che non è semplicemente fare le seconde voci. Il gioco del contrappunto ci è rimasto letteralmente stampato nel cuore, nella testa e nelle orecchie. Partiamo da questo per poi proseguire nello studio delle varie tradizioni popolari. Non nasciamo per fare musica popolare, ma dalla curiosità sulle possibilità e potenzialità che l’incontro delle voci può produrre. E quindi, tra la musica delle tradizioni e la polifonia antica - sulla scorta del lavoro che aveva già ampiamente avviato negli anni Settanta Roberto De Simone coniugando musica barocca e canto popolare – noi abbiamo raccolto tutte queste idee condivise e abbiamo deciso di continuare sperimentando queste possibilità.

Chi vi ha stimolato a mettere sui dischi questa vostra passione che sembra partire come una scommessa?

(Terry) Allora non abbiamo pensato a quella sperimentazione come materiale per farne un disco. Il nostro primo concerto fu a Bari, al Modì, un ristorante che prevedeva anche una programmazione musicale. Avevamo appena mezz’ora di repertorio. Erano gli anni in cui non c’era internet per cui non c’era nessuna possibilità di collegamenti e promozione on line ma, sarà stato per chissà quale congiunzione astrale, da quel concerto cominciammo a ricevere numerose richieste per esibirci, così ci rendemmo conto che avremmo dovuto mettere su almeno un’ora di repertorio. Questo ci impose di vederci con maggiore frequenza, quasi ogni giorno. La nostra esperienza si è sviluppata nel vivere la vocalità insieme, come ricerca di un suono comune. Significava anche misurarci maggiormente con il live. Stare davanti a un pubblico e ritrovare noi stesse e il nostro suono. Ricordo che la prima volta che uscimmo fuori dal giro barese fu in Sardegna.

Dove il canto a cappella è fondamentalmente maschile...

(Terry) In realtà sì, e forse per questo in Sardegna abbiamo riscosso molto interesse e tornandoci più volte. Fummo quasi “adottate” da due famiglie. Fu uno stimolo ad approfondire le altre polifonie, non solo regionali, ma quelle del mondo. La world music si stava consolidando. Peter Gabriel con la sua etichetta Real World produceva e diffondeva questa musica mai udita e c’erano tanti concerti da seguire. Questo ci permise di accedere ai dischi e sentire sonorità intriganti. Non eravamo più dipendenti dalle musicassette che ci portavano gli amici dai loro viaggi all’estero. Lavorammo tantissimo sull’ascolto e cominciammo a sperimentare l’improvvisazione. Poi abbiamo approfondito queste nuove vocalità con artisti da cui imparavamo. Gente che, soprattutto in Francia, si occupava di questa “roba” nuova. Quando Gabriella ha cominciato a scrivere abbiamo creato una nostra identità artistica, contaminata ma legata alle nostre radici.

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 21 di Awand, autunno 2026.
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Silvio Teot
Silvio Teot

Negli anni Settanta è impegnato su diversi progetti musicali e teatrali e anima Radio Murgia, tra le prime radio libere nate in Italia. Come percussionista fonda - insieme a Maria Moramarco e Luigi Bolognese - il gruppo Uaragniaun col quale ha presentato spettacoli in Italia e nel mondo e prodotto 13 lavori discografici. Partecipa inoltre a diversi altri dischi in qualità di batterista. Studioso e collezionista di fumetti ha disegnato vignette satiriche per i giornali locali dell’Alta Murgia barese. Da giornalista-pubblicista ha diretto, dal 1986 al 2001, il periodico di cultura e informazione Piazza. Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali e regionali scrivendo articoli di cronaca, inchieste, e corsivi. È tuttora direttore responsabile della rivista storica Altamura, pubblicata dalla biblioteca A.B.M.C. Ha curato pubblicazioni e libri delle Edizioni Piazza e, nel 2002, pubblica il libro Trent’anni suonati, saggio romanzo sull’esperienza del laboratorio Uaragniaun e sulla musica popolare del Sud Italia. Nel 2007, insieme a Luigi Bolognese, cura il libro di Maria Moramarco Paràule. Nel 2010 pubblica il libro A furor di popolo, biografia del meridionalista Fabio Perinei. Negli ultimi anni si si dedica allo studio di numerosi altri strumenti a percussione e diversi strumenti a fiato. Col fumettista materano Pino Oliva è impegnato nella realizzazione di “Chitaridd, il brigante di matera”, un fumetto noir d’ambiente di cui cura soggetto e sceneggiatura.

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