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POESIA. Giovanni Raboni per le sue poesie parlò di «una misteriosa quasi feroce semplicità». «Avevo 10 anni quando scoprii malamente di essere stata adottata. Cucii le labbra, feci il nodo, tutte le parole diventarono d’inchiostro». «Nelle nostre pagine, ognuno con la sua voce, tentiamo di schierarci con tutte le vittime che da millenni devono soccombere al male dell’homo homini lupus»

Lamarque Ignani

Vivian Lamaque in un ritratto di Dino Ignani (dettaglio)

 

Vivian Lamarque è una delle principali autrici di poesia contemporanea italiana. Nata a Tesero, in provincia di Trento, nel 1946, ha esordito nel 1981 con la raccolta Teresino. Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi volumi, anche in prosa, il più recente è E intanto la vita? del 2025 per Mondadori. Tra i riconoscimenti raccolti, il Premio Viareggio e lo Strega, entrambi nella sezione Poesia e per L’amore da vecchia, nel 2023. Silvio Soldini nel 2008 le ha dedicato un documentario, Quattro giorni con Vivian.

Già Giovanni Raboni e Vittorio Sereni a proposito della sua prima opera avevano focalizzato un doppio registro nei suoi versi, ad una tenera cantilena poteva spesso seguire una chiusa dolorosa e affilata. «L’affiorare improvviso del dolore in una situazione di apparente serenità» (Rosanna Dedola nell’ introduzione a Poesie 1972- 2002, Mondadori).

Raboni per le mie poesie parlò di «una misteriosa quasi feroce semplicità» (su Tabula n. 5, maggio 1981) e Vittorio Sereni di «repentini rovesciamenti di fronte che arrivano imprevisti come una coltellata» (sull’Europeo, 19 ottobre 1981). Fu l’anno in cui il mio libro Teresino ottenne il Premio Viareggio Opera Prima, lo vissi come un’accoglienza, un benvenuto nel mondo che mi era sconosciuto della poesia contemporanea.

Morire, questo a un gatto non si fa, con questo verso di Szymborska, apre la raccolta Poesie per un gatto (Mondadori, 2007). Condivide con la poetessa polacca e con l’antichità egizia la sacralità del gatto?

Infatti il mio, Ignazio, mi interrogava spesso sull’aldilà.

— Ripeto la domanda / ci sarà o non ci sarà / questo aldilà?
— Forse Ignazio non lo so.
— Come non lo sai?
— Ma sì vedrai / è come una specie di giardino / si diventa tutti erba fiori.
— Fiori? Un fiore io? Mai!
— E perché? Essere un fiore è un onore / non lo sai?
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E in due mie poesie, Preferisco Szymborska 1 e Preferisco Szymborska 2 (in Madre d’inverno), continuo, “copiandola”, la sua bellissima poesia intitolata Possibilità.

Nei suoi testi vi è sempre una estrema attenzione all’Altro, che sia animale, pianta e uomo. La poesia Condomino per esempio è dedicata al vicino del piano di sotto nel momento della sua dipartita. La poesia come la fotografia è un fermo immagine che consegna ad un tempo che travalica il tempo, il presente minuto e impermanente che viviamo?

Sì, e mi auguro di un po’ riuscirci, che poeti saremmo se no?

 

 

1 Tratto da Poesie per un gatto (© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano. © 2019 Mondadori Libri S.p.A., Milano)

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 17 di Awand, autunno 2025.
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Letizia Grandolfo

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