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Fondamenta / Fondazione Rossi. A La Paz, in Bolivia, dal 2016 l’arte urbana si unisce alla tradizione del culto dei morti: «Nella memoria delle persone si può “rimanere in vita”». Intervista a Magda Rossi, co-curatrice.

 

Henry Chram

 

Cos’è Ñatinta?

È un incontro di arte urbana, nasce nel 2016 nel cimitero generale di La Paz, in Bolivia. Nasce in modo indipendente, da un collettivo locale, Perrosueltos. Grazie alla collaborazione e al dialogo con l’amministrazione del cimitero, si è deciso di intervenire con murales ispirati alla festività dei morti e alle ñatitas da cui prende il nome, sfidando gli artisti a riscattare l’estetica, gli elementi tipici e tradizionali di quelle festività. Le ñatitas sono sostanzialmente dei teschi che vengono conservati da molte famiglie in casa; spesso sono di parenti, di antenati o di persone anche esterne alla famiglia. Altre ñatitas vengono poi conservate nel cimitero, in un settore specifico, le chiamano le “anime dimenticate”, probabilmente sono di corpi non riconosciuti. Il ruolo di questi teschi, sia nelle famiglie che nel cimitero, è quello di consiglieri. Le ñatitas parlano ai vivi attraverso i sogni, le persone chiedono consigli, oltre che protezione, le interrogano sui fatti e i dilemmi della propria vita. Nel settore del Cimitero di La Paz dedicato alle ñatitas, tutto l’anno si trovano delle signore che fanno da intermediarie: se una persona ha un problema, un quesito, può sottoporlo e queste signore comunicano con le ñatitas delle anime perse dando loro delle risposte in sogno. Una volta l’anno, l’8 di novembre, questi teschi vengono disseppelliti e le persone, da casa, portano le proprie ñatitas al cimitero per farle benedire e per fare festa. Durante tutta la giornata si possono vedere persone con teschi pieni di corone di fiori, con occhiali, sigarette, con le cose che piacevano loro in vita, e ti raccontano chi sono stati questi individui. Tutto il rituale è molto interessante da un punto di vista antropologico, ma soprattutto a livello di percezione personale, è come se si rompesse con l’idea occidentale di “vita e morte” come due cose separate per arrivare a percepire invece tutto come un circolo, un passaggio da uno stato ad un altro stato. Nella memoria delle persone si può “rimanere in vita”, attraverso diverse forme di comunicazione.
Una curiosità è che la Chiesta Cattolica ha per anni cercato di proibire la festa dedicata alle ñatitas, senza successo. Al giorno d’oggi addirittura il Vescovo benedice i teschi, quindi è stato inglobata dalla religione, in una sorta di sincretismo e di convivenza culturale.

 

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 2 di Awand, inverno 2021-2022.
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