CULTURA. Art director, discografico, agitatore culturale, editore... Con Filippo Pennacchio, curatore di “Gianni Sassi fuorigabbia”, tracciamo il ritratto di un protagonista fondamentale della cultura italiana a cui questa rivista deve molto, per la sua capacità di abbattere gli steccati tra i linguaggi e tra “cultura alta” e “cultura bassa”.

Ricercatore in Letteratura italiana contemporanea all’Università IULM, Filippo Pennacchio nel 2023 ha promosso due importanti giornate di studio che alla fine del 2024 hanno portato alla pubblicazione del volume “Ganni Sassi Fuorigabbia” per Mimesis.
Come nasce il tuo interesse per Gianni Sassi?
Nasce un po’ per caso, in realtà. Ormai molti anni fa mi ero reso conto che alcuni dischi ‘strani’ su cui mi capitava di tornare erano stati pubblicati dalla Cramps. Cose come Improvisation di Derek Bailey, Prati bagnati del Monte Analogo di Raul Lovisoni e Francesco Messina, Musica su schemi del Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza. Della Cramps non sapevo quasi nulla, l’avevo solo sentita nominare, come tante altre etichette. Così ho fatto una banalissima ricerca in rete e ho scoperto che il fondatore era Gianni Sassi.
Più tardi, stavolta per lavoro, ho iniziato a occuparmi di riviste letterarie e mi sono imbattuto in “Alfabeta”. Anche in questo caso, non ne sapevo quasi nulla, ma guardando chi c’era in redazione ho ritrovato il nome di Sassi, che era accreditato anche come art director. Lì si è accesso qualcosa. Com’è – mi sono detto – che la persona dietro a una delle etichette più iconiche degli anni Settanta era anche coinvolto in una rivista a cui lavoravano Umberto Eco e Nanni Balestrini? La circostanza mi sembrava curiosa, e così ho iniziato a indagare. E mi si è aperto un mondo.
Com’è strutturato il libro che hai curato?
È strutturato in tre parti. Una prima più saggistica, una seconda di ricordi di persone che hanno conosciuto Sassi, una terza di suoi scritti. C’è anche una breve sezione di fotografie.
Quando nel 2023 ho iniziato a pensare di ‘fare qualcosa’ su Sassi (prima del libro c’è stata una due-giorni di studi e incontri), mi sono detto che la sua figura e il suo percorso meritavano di essere studiati seriamente. Ciò che aveva fatto in ambito pubblicitario, grafico, musicale, editoriale meritava cioè di essere indagato in ottica critica, facendone un oggetto di studio. Non essendo un esperto in nessuno degli ambiti in cui Sassi ha lavorato, ho contattato una serie di persone che potessero aiutarmi a inquadrarlo meglio, e da lì ha preso avvio il progetto.
Andando avanti mi sono però reso conto che ‘limitandomi’ a studiare Sassi avrei perso qualcosa. Tanti aspetti era impossibile ricostruirli senza l’appoggio di chi aveva condiviso il suo percorso. Così ho iniziato a cercare persone che l’avessero conosciuto, le ho trovate, e quando è stato il momento di impostare il libro ho chiesto loro di provare a mettere nero su bianco un ricordo di Sassi.
Durante tutta la fase di ricerca avevo poi messo da parte alcuni scritti di Sassi apparsi per lo più su riviste. Poche cose, ma quasi sempre significative: mi sembrava interessante renderle note.
Diciamo che, nel complesso, è un libro che inizia tenendo Sassi a distanza per poi avvicinarlo sempre più, prima tramite il ricordo altrui, poi con le sue parole. Diciamo anche che volevo realizzare un libro diverso dagli altri finora pubblicati su di lui, scritti da suoi compagni di strada o messi insieme in un’ottica nobilmente divulgativa.
Che Milano era quella in cui Sassi si formava?
Intanto, va detto che Sassi non si è mai propriamente formato per tutto ciò che ha fatto. Nel senso che non ha mai studiato per diventare grafico, né ha mai fatto studi artistici o di economia. È sempre stata una persona molto pragmatica, che ha imparato facendo, senza troppe sovrastrutture mentali. Ha sempre preferito il fare al teorizzare.
Detto questo, la Milano di inizio anni Sessanta, quella in cui fonda l’agenzia pubblicitaria Al.Sa con Sergio Albergoni, era una Milano molto viva da un punto di vista artistico. Era anche una Milano che concedeva spazio a chi voleva mettersi in gioco. Persone del settore mi dicono che al tempo le agenzie pubblicitarie si contavano sulle dita di una mano. E parlo di Milano anche se in realtà quasi tutto nella vita di Sassi si svolge in un fazzoletto di vie dalle parti del quartiere di Calvairate, dove abitò a lungo, ebbe sede la Cooperativa Intrapresa e anche il mitico Lucky Bar, in cui portava a bere chiunque collaborava con lui.
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