MUSICA. Dal Salento tra tradizione e sperimentazione, dopo gli esordi con Officina Zoé e gli album con Rocco Nigro è arrivato il debutto solista con l’album Leuca.
Girando per l’Italia e l’Europa, con Coro a coro coinvolge donne di tutte le generazioni

Rachele Andrioli al wellenklænge Festival 2024 (Lunz am See, Austria. © wellenklænge // Julia Geiter)
La sua missione è mettere la vocalità femminile al servizio del canto di tradizione e della sperimentazione. I suoi video sono un saggio di autenticità e di potenza espressiva. I suoi concerti un modello di comunicazione quasi liturgica. Lei è Rachele Andrioli. Alle spalle un profondo vissuto in varie formazioni salentine e tante produzioni musicali in ambiti sonori differenti. Il primo album solista, Leuca, è uscito nel 2022 e ha vinto il Premio Loano nell’anno successivo. Coro a coro è il laboratorio di canto polifonico con cui gira per l’Italia e coinvolge tantissime donne di tutte le generazioni. Col tempo è anche approdata a una dimensione da one woman show: sul palco lei, la voce, la chitarra, il tamburello, la loop station e gli effetti elettronici. Proprio su questo argomento cominciamo la nostra conversazione.
Come nasce questa scelta rispetto al passato?
Parti con la domanda più difficile del mondo, se mi chiedessi qualcosa di neurochirurgia, forse risponderei meglio. Di sicuro è stato più semplice di quello che pensassi. La scelta di esibirmi da sola invece che in formazioni più affollate si è consolidata durante il periodo del Covid, non avevo scelta, ma è nata prima, da mie inquietudini e incertezze molto delicate. Il Covid l’ha resa una necessità, ma il “solo” è quello che desideravo già. Pur vivendo su una penisola, in Salento a Capo di Leuca, mi sono sempre sentita un’isolana. Poi certamente vivo una fortissima dualità, perché condividere l’amore per il canto e per la musica con qualcuno ci nutre al di sopra di qualsiasi altra esigenza.
E nei concerti ti senti più libera quando ti esprimi da sola?
A livello di scelte sì. Posso decidere in qualsiasi momento di cambiare tutto senza preoccuparmi degli altri musicisti. Tuttavia la preoccupazione per me stessa supera di un bel po’ quella nei confronti degli altri. Mi sento forse più sicura quando suono con le altre persone. Un’esecuzione live da solista è più complicata. L’apporto elettronico, quello dei pedali, della loop station, non è un desidero profondo, è una necessità! Mi serve per non violentare ciò che sto facendo. Di sicuro questo influenza molto la mia idea di libertà. Con un gruppo non mi servirebbero le pedaliere, mentre quando sono da sola sono indispensabili.
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