Pianista nota e apprezzata in tutto il mondo, ci racconta le scelte, i modelli, la fatica quotidiana e le responsabilità di un’artista. E poi le difficoltà in un mondo ancora prevalentemente maschile. Come vede il futuro? «Come una naturale evoluzione dell’oggi, una serie di infinite possibilità su cui fare progetti.»

Beatrice Rana in un ritratto di Flavio Ianniello
Beatrice Rana, trentun anni, salentina, è una delle più note e importanti pianiste al mondo. Talento cristallino e tenacia d’acciaio, nata in una famiglia di musicisti ha iniziato a studiare musica a quattro anni, ha debuttato come solista in orchestra all’età di nove. Diplomata a sedici anni in pianoforte sotto la guida di Benedetto Lupo al Conservatorio di Musica Nino Rota di Monopoli, dove ha anche studiato composizione con Marco della Sciucca. Ha poi continuato il suo percorso con Arie Vardi ad Hannover e di nuovo con Benedetto Lupo all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. A diciotto anni ha vinto il primo premio e tutti i premi speciali al Concorso Internazionale di Montreal. Nel giugno 2013 ha vinto la Medaglia d’Argento e il “premio del pubblico” alla prestigiosa Van Cliburn International Piano Competition. Nel 2017 ha fondato il Festival di musica da camera “Classiche Forme” nella sua città natale, Lecce, in Puglia. Il Festival è diventato uno dei più importanti eventi estivi italiani. Dal 2020 è direttrice artistica dell’Orchestra Filarmonica di Benevento. Oggi si esibisce nelle migliori sale da concerto come la Philharmonie de Paris, la Laeishalle di Amburgo, la Concertgebouw di Amsterdam, l’Alte Oper Frankfurt, Konzerthaus di Vienna e la Carnegie Hall e collabora con i più importanti direttori e formazioni orchestrali del mondo.
Otto album all’attivo, attualmente registra in esclusiva per Warner Classics.
Vederla suonare dal vivo è come assistere alla maestosità di una leonessa che attacca la sua preda: ha il controllo del tempo e dello spazio ed è così che affronta il suo presente e il futuro che costruisce ogni giorno scrupolosamente. Generosa, attenta ad ogni dettaglio, crede nella cultura e nella musica classica come chiavi di rinnovamento per il futuro.
Cosa vuol dire essere Beatrice Rana, una ragazza di 31 anni che è una delle pianiste più famose al mondo?
Non so come mi si veda da fuori, il mio percorso per me è molto graduale, ho iniziato da piccolissima ma ho avuto tanti momenti difficili e di crescita che ovviamente continuano a esserci. Certamente è una grande gioia ma è anche una grande responsabilità. Intendo dire che è una grande gioia trovare il pubblico che ormai si conosce in giro per le sale ma c’è sempre una componente di grande responsabilità nel ritrovare le persone grazie alle quali si può ritornare su certi palcoscenici e dare sempre qualcosa in più rispetto alla volta precedente.
Per arrivare dove sei, hai rinunciato a qualcosa?
Il verbo “rinunciare” non mi è mai piaciuto, credo invece nella bellezza del verbo “scegliere”. Ho scelto sempre qualcosa rispetto a qualcos’altro, con questo non voglio negare che certe scelte siano state difficili o pesanti, specialmente quando ero più piccola e quindi dovevo togliere del tempo ai miei amici o a delle attività più goliardiche, però sono state delle decisioni che ho preso con enorme consapevolezza e desiderio perché ho sempre voluto fortissimamente essere nella musica e migliorarmi facendo questo lavoro. La rinuncia sottolinea un aspetto negativo che per me non c’è mai stato perché la musica mi ha sempre tanto riempito la vita che non la posso vedere in modo negativo.
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