Letteratura. Il suo La malnata è stato il caso il caso letterario del 2023. «Credo sia inevitabile quando hai una certa postura nel mondo, urgenze da comunicare e cose in cui credi, che queste si infiltrino in ciò che scrivi, per forza, sia in modo consapevole che inconsciamente. Non mi piace però parlare di messaggio da voler dare, sembra mettermi in una sorta di posizione di superiorità e dire: “Io voglio insegnare questo”». «La Malnata e La Malacarne sono romanzi femministi
e che parlano di Resistenza. Se qualcuno si sente respinto da certe tematiche è un problema suo»

Beatrice Salvioni in un ritratto di Stefano Conti
Beatrice Salvioni, classe 1995, è nata e cresciuta a Monza, città dove ha ambientato il suo primo libro, La Malnata, caso letterario nel 2023 - nonché il primo romanzo di un’esordiente italiana uscito in contemporanea in tutta Europa e tradotto in trentadue lingue - a cui è seguito, nel 2024, la pubblicazione del suo secondo romanzo, La Malacarne.
Prima che diventasse una scrittrice professionista, a nove anni ha provato a scappare di casa, successivamente ha iniziato a praticare scherma medievale, ha scalato il Monte Rosa, si è laureata alla Cattolica con una tesi sulle dinamiche della scelta nello storytelling interattivo, ha conseguito il diploma alla Scuola Holden di Alessandro Baricco e ha vinto il Premio Calvino racconti.
Con lei abbiamo parlato di Resistenza, di come nascono le storie e della ricerca che portano con sé, di femminismo, di under20 e dell’utilizzo consapevole del linguaggio.
Quando hai iniziato a pensare che raccontare storie sarebbe diventato il tuo lavoro?
Ci ho messo un bel po’ di tempo a capire che avrebbe potuto essere davvero un lavoro, forse realmente lo sto capendo ora che riesco a scrivere e andare in giro a presentare i miei libri.
Ho sempre scritto, fin da quando ero bambina, passando per le cose imbarazzanti che scrivevo da adolescente, scrivere mi ha sempre fatta sentire a mio agio: l’ho sempre fatto perché avevo bisogno di farlo, e mi sono impegnata, tra le varie cose, per far sì che la scrittura fosse sempre qualcosa di più serio possibile. Certo, mi è capitato di sentirmi chiedere da grande cosa volessi fare, di rispondere ingenuamente la scrittrice e ritrovarmi addosso sguardi torvi: ci sono stati dei momenti in cui immaginare il mio futuro basato sulla scrittura sembrava qualcosa di cui vergognarsi, ma non ho mai smesso di coltivare questo sogno.
Il primo corso di scrittura che ho frequentato è stato “Il piacere della scrittura”, un ciclo di lezioni serali proposto dall’università che ho frequentato, la Cattolica. Lì ho incontrato i primi editor che mi hanno martellata su ciò scrivevo: per la prima volta, c’era chi leggeva i miei scritti senza che facesse parte della mia cerchia di amici o familiari. Da lì ho iniziato realmente la mia gavetta, cercando di capire chi fossi, cosa mi piacesse, partecipando anche a qualche piccolo concorso di racconti.
Conseguita la laurea magistrale in Filologia moderna sono andata a Torino, alla Scuola Holden: scoperta per caso tempo addietro, è diventata subito la mia lanterna verde di Gatsby, volevo andarci ad ogni costo. Ci sono capitata nel biennio 2019-2021, in piena pandemia, ma nonostante le lezioni a distanza e le problematiche che quel periodo ha portato con sé, è stata un’esperienza unica: le criticità vissute sono state superate grazie alla possibilità di focalizzarmi su una storia e al costante contatto con le persone con le quali ho legato e insieme alle quali mi confrontavo.
Ho compreso durante il periodo della Scuola che la scrittura, come sempre avevo desiderato, era davvero qualcosa di serio. Grazie alla Holden ho anche incontrato la mia agente a cui ho presentato La Malnata, che poi era il mio progetto di fine biennio: è una realtà che consente di trasformare i sogni in realtà tangibili, inserendoti in un contesto di persone e dinamiche difficile, in autonomia, da intercettare.
Quali sono state le letture e le persone fondamentali nel tuo diventare la scrittrice e la persona che sei oggi?
Partiamo dai libri! Sono sempre stata una lettrice avida, fagocitante, mi ricordo che fin da bambina, quando mia madre mi accompagnava in Biblioteca dei ragazzi, qui a Monza, ci passavo un sacco di pomeriggi. Mi dispiaceva non poter prendere più di dieci libri alla volta. Mi ricordo che a volte, i libri che mi piacevano particolarmente, poi tornavo e li riprendevo di nuovo in prestito e li leggevo più e più volte, come quelli di Roald Dahl, tutta la serie di Una serie di sfortunati eventi degli Lemony Snicket… tredici tomi, bellissimi! Adoravo Walter Moers con Rumo, Le avventure del capitano Orso Blu… volumi stranissimi, con illustrazioni fantastiche. E quanto adoravo quei libri da bambina, tanto adoravo la bibliotecaria!
Per quanto riguarda gli scrittori a cui mi sono avvicinata crescendo, non posso non citare Fenoglio, i suoi racconti sono per me un rifugio nei periodi di crisi sia emotiva che esistenziale: ho sempre cercato di assomigliare a lui nell’uso del linguaggio, nel non avere paura di sporcare la lingua se necessario ma sapendo trasmettere alla perfezione ogni emozione. Amo i suoi racconti della Resistenza, Il gorgo, La sposa bambina, Ma il mio amore è Paco… Oltre a Fenoglio, amo molto la mia idola Natalia Ginzburg e due scrittrici di racconti: Amy Hempel, statunitense – Ragioni per vivere è la sua raccolta che prediligo – e Alice Munro, canadese. In Italia il racconto è un genere sottovalutato, credo invece sia splendido e ti dirò di più, i miei libri preferiti sono proprio di racconti.
Passando alle persone che mi hanno aiutata, sicuramente i miei genitori che pur non comprendendomi del tutto mi hanno lo stesso supportata, sapendo cosa mi piaceva fare: anche loro, come me, sono rimasti piacevolmente sconvolti e sorpresi quando effettivamente ce l’ho fatta, nel momento in cui la scrittura è diventata un lavoro. Fondamentale è stato anche Livio Gambarini, scrittore e mio primo editor: l’ho incontrato al corso serale in Cattolica ed è stato il primo che mi ha dato una lezione-pugno nella pancia su cosa funziona e cosa no in una storia, è stato il primo sguardo professionale su un racconto scritto da me, importantissimo. Altrettanto preziosi nel mio percorso sono stati gli insegnanti alla Scuola Holden, la mia coordinatrice Eleonora Suttili, Marco Missiroli, i miei compagni di scuola che condividendo una passione e un sogno mi hanno aiutata tanto, in un clima di supporto, non conflittuale. E ovviamente, devo ringraziare la mia agente, Carmen Prestia.
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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 14 di Awand, inverno 2024/2025.
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