Interviste
- Marianna Monguzzi
Fondazione Rossi. Dermis León. Per un'arte non riducibile a uno schema. Curatrice e critica d’arte cubana, vive tra Berlino e Santiago del Cile. Ha collaborato con la Fondazione Rossi; oggi è co-curatrice, con Marisa Caichiolo, del Padiglione del Cile alla 61ª Biennale di Venezia, con Inter-Reality di Norton Maza
- Domenico Ferraro
Musica. Formato nella Milano del dopoguerra tra il Piccolo Teatro, “Il Politecnico” di Vittorini e l'“Avanti!”, sviluppò una ricerca eclettica e insofferente alle ortodossie ideologiche. Pioniere della musica elettronica con Berio e Maderna, critico, autore teatrale e co-fondatore del Nuovo Canzoniere Italiano, promosse spettacoli storici come Milanin Milanon e Bella ciao. Prima di approdare alla cattedra di etnomusicologia al DAMS, intese sempre l'azione culturale come un'opera pubblica di contaminazione tra i linguaggi e continuo piacere intellettuale.
- Silvio Teot
Musica. Tra la fedeltà alle radici e la costante tensione verso la contaminazione, una vita passata a rivoluzionare il ruolo dell'organetto diatonico, trasformandolo da reliquia del folklore a protagonista della world music e del jazz contemporaneo. «Ho sempre cercato di utilizzare quel suono in contesti anche insoliti per uno strumento che era in una fase di declino», racconta ripercorrendo la propria traiettoria artistica e umana. Un lungo viaggio fatto di incontri illuminanti, ricerca etnomusicologica e dialogo intimo con la canzone d'autore, affrontato ancora oggi con immutata passione, sempre alla "giusta distanza" tra rispetto della tradizione e libertà di inventare il futuro.
- Michele Cornacchia
Giornalismo. Un'analisi della sostenibilità economica e culturale della scrittura sportiva contemporanea attraverso l'esperienza di Ultimo Uomo. Emanuele Atturo e Fabrizio Gabrielli raccontano le sfide del lavoro editoriale indipendente, il passaggio dall'approccio «da campo» al reportage autoriale, l'uso della soggettività come valore interpretativo e il rifiuto di un tono elitista: «Devi avere l'ambizione di intervenire sul pubblico più vasto possibile». Sul fronte dell'insegnamento e dei corsi, infine, prevale l'idea dell'esercizio e della condivisione: «Non credo che scrivere si possa insegnare, ma credo molto nell'esercizio».
- Silvio Teot
Musica. Nate dal contrappunto e dalla polifonia antica, queste quattro voci hanno trasformato la ricerca vocale e la tradizione popolare in un percorso espressivo libero e contemporaneo. «Partiamo dal contrappunto per poi proseguire nello studio delle varie tradizioni popolari. Non nasciamo per fare musica popolare, ma dalla curiosità sulle potenzialità che l’incontro delle voci può produrre», spiegano ripercorrendo i trent'anni di attività dell'ensemble. Un'avventura artistica guidata fin dagli esordi dall'ascolto e dall'apertura culturale: «Attraverso la musica popolare proveniente dalle diverse parti del mondo abbiamo capito in quale altra maniera veniva usato questo strumento meraviglioso che è la voce, per poi farne una nostra personale interpretazione».
- Antonio Ant Cornacchia
Fotografia. Ha fatto del suo lavoro sul campo un’indagine antropologica e sociale attraverso luoghi simbolo del dolore e della reclusione. «Il mio è un lavoro antropologico, un ibrido tra giornalismo e ricerca», racconta riflettendo sul proprio percorso creativo e umano. Al centro del suo sguardo non c’è solo la denuncia, ma l’urgenza del racconto, la vicinanza empatica e l'ascolto profondo: «Questa per me è la fotografia: il contatto umano».
- Sara Elena Rossetti
Poesia. Un'esplorazione del concetto di poesia come «flusso ritmato» e fatto sonoro, più vicina alla musica e alla matematica che alla sola letteratura. Dagli esordi tra Beat e Fluxus all'esperienza del Gruppo '93, emerge una visione radicale che rifiuta il lirismo stucchevole per rivendicare il valore della performance, dello spoken word e della fusione intermediale, in cui la parola precede e guida la musica. «La poesia, quella umana, quella che conosciamo noi, oggi, non è minacciata dalle imitazioni dell’IA, ma dai cattivi poeti che ne fanno strame...» Forte anche il richiamo critico alla deriva del poetry slam e alle illusioni del mercato editoriale: «In poesia, più o meno da sempre nella modernità, si può essere (spesso si deve essere) nello stesso momento poeti ‘professionisti’ e ‘dilettanti’»
- Francesca Giulia Menozzi
Scrittura. La sua scrittura è «atto collettivo» e «abbraccio», capace di incrociare poesia, sport e memoria. Dai paesaggi di Napoli, Milano e Venezia — la sua «geografia sentimentale» — all'attenzione per i margini e «le cose imperfette», emerge una visione in cui «ogni crepa nasconde la bellezza». La letteratura diventa così cura e bussola verso il futuro: «Ricordare è la prima azione che ci spinge verso il futuro». Infine, la memoria di Anna Toscano: «Ha ampliato il mio modo di guardare le cose», fino al nuovo progetto intimo e collettivo, la raccolta Stelle basse.
- Antonio Ant Cornacchia
Disegno. Tra le autrici più rappresentative della sua generazione, ripercorre la propria evoluzione artistica, dal legame con il fumetto franco-belga al disegno come percorso di conoscenza di sé stessi e di ricerca visiva. Il lavoro sul corpo umano al di fuori di ogni tabù e stereotipo «In Diario di una cagna è stato importante mostrare l'imperfezione, quello che rende un corpo reale». Un dialogo aperto tra musica, pittura e fumetto, in attesa del suo nuovo volume per Futuropolis.
- Stefano Lorusso
CINEMA. «Se fai cose per passione, prima o poi l’occasione arriva». Dagli esordi con Ratataplan al presente tra didattica e web, la sua carriera è un'eccezione dell'audiovisivo italiano. Ricordando Tati e la sua scuola di mimo, dice: «Volevamo far capire che la nostra non era una scuola "in calzamaglia", ma di mimo clownesco». Sulla regia: «Più una scena la prepari nei dettagli, più permetti all'attore di improvvisare». E sull'IA osserva: «Nessuna intelligenza artificiale potrà mai inventare una gag nuova o sostituirsi al momento di improvvisare sul set».

