
NO BODY è un libretto di piccolo formato, composto da 136 pagine recto/verso e 137 immagini, stampato in digitale in 150 esemplari e pubblicato dalla piccola casa editrice indipendente Solo ma non troppo nel 2014.
Gianpaolo Pagni ne è l’autore e ce lo presenta come «Una lista di sentimenti, di oggetti, cose, persone, luoghi, un corpus intellegibile ma anche fragile. Un libro che parla di pietre e montagne, dell’assurdità mercantile, di rabbia e ironia, di violenza, d’amore, della ripetizione infinita. No body, dove capiamo “nessuno” e dove leggiamo “senza corpo”, attraversato dall’assurdo, la gioia e la malinconia» (Antoine Saint-John).
Anzitutto c’è il connubio tra libro d’artista e fanzine. L’idea che il confine tra le due forme non sussista, o sia molto labile. Pagni preferisce infatti materiali correnti, poveri, piuttosto che quelli più preziosi e ricercati, tradizionalmente usati per le belle arti. Predilige i metodi di stampa veloci e pratici, soprattutto timbri creati a partire da propri disegni, e la stampa digitale. Utilizza supporti modesti come la carta da stampante, la velina, o carte recuperate, pagine di giornale o vecchi testi scolastici. Che instaurano anche un rapporto col passato e la memoria personale.
L’intera ricerca di Pagni si può dire poggi sull’utilizzo creativo del limite, sulla sfida di comporre immagini con il “poco”. L’artista circoscrive gli elementi da usare e si focalizza piuttosto sull’estensione del loro raggio d’azione, intento a soddisfare la curiosità di sperimentare infinite varianti compositive ed esplorare nuovi assemblaggi.
Torinese d’origine, inizialmente illustratore per la stampa periodica e l’editoria soprattutto in Francia (dove vive stabilmente da qualche decennio), Gianpaolo Pagni si dedica da tempo solo alla ricerca artistica. Negli anni ha, di fatto, messo a punto un personalissimo alfabeto figurato, formato da impronte e tracce lasciate perlopiù da timbri, ma anche da frottage o pochoir. Pagni utilizza questo dizionario grafico per comporre forme più complesse, tavole singole e sequenze, secondo un ordine mai stabilito a priori. Partendo cioè da elementi diversi (elementi figurati, segni, texture) l’artista compone singole immagini che poi assembla secondo una sequenzialità spontanea, intuitiva e giocosa. Il senso nasce proprio nel mettere assieme i pezzi e poi accostare gli uni agli altri, gli uni dopo gli altri. Il valore della ripetizione e dell’accumulazione, uniti al concetto di scarto, di elemento residuale, completano e definiscono la cifra stilistica dell’artista.
Il caso, il gioco, sono elementi importantissimi, così come il desiderio di sperimentare ed esplorare senza limiti predefiniti. L’artista si definisce un flâneur d’atelier dove per flânerie s’intende una pratica baudelairiana di difficile traduzione, un andare a zonzo con sguardo curioso e aperto, ma privo di finalità precostituita e sgombro da intenti programmatici. Una sorta cioè di “erranza solitaria”, come la definisce lo stesso Pagni, piuttosto che una ricerca precisa e metodica.
L’amore per la carta, la collezione, la serie e le cose di valore modesto risalgono all’infanzia, alle collezioni di figurine Panini, ai fumetti, così come l’oggetto stampato, la copia e l’appunto segnico si riallacciano alla pratica giovanile della stenografia e della dattilografia.
NO BODY è il primo libro di una trilogia assieme a SOME BODY e EVERYBODY LOVES SOME BODY. In tutti e tre i libri vengono declinati i concetti di assemblaggio ludico e creativo e quello di serie. Un altro aspetto importante che li unisce è la scelta dei titoli. In tutta l’opera di Pagni i titoli sono importanti, perché definiscono o spostano significati, creano legami o rimandi, suggeriscono trame. Declinazione sul tema, ricerca del ritmo, del gioco, amore per le arti e il cinema: tutto confluisce e si definisce come variante della stessa poetica.
Nel flusso di questo creare e cercare, a volte i libri d’artista di Pagni nascono come autoproduzioni, come risposta all’urgenza di verificare rapidamente un’idea saltando le numerose tappe della produzione editoriale tradizionale. Ma sono anche esposizioni itineranti, e un mezzo di condivisione e scambio.

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 11 di Awand, primavera 2024.
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