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Mezzaqui cred.foto Lorenzo Palmieri

Foto di Lorenzo Palmieri

 

Tra gennaio e febbraio di quest’anno, alla Biblioteca delle donne di Bologna, sono stati esposti i Quaderni di Hannah Arendt di Sabrina Mezzaqui. Il progetto era già stato esposto in corso d’opera a Torino nel 2017, anche se là erano presenti solo 6 dei 29 Quaderni definitivi. A Ravenna, l’anno seguente, ne erano stati esposti 12. Una scelta che suggerisce un’idea di arte come esperienza che si va facendo, in un divenire metodico e collettivo, che prende forma nel tempo.

Nell’opera della Mezzaqui il medium libro diventa spesso un’esperienza di condivisione, sia per la scelta dei temi e degli autori ispiratori, che nel fare artistico o nella modalità di fruizione delle opere.

Nei Quaderni di Hannah Arendt, riflessioni ed esperienza umana contemporanei si intrecciano e restituiscono, rielaborato, il pensiero espresso da Hannah Arendt nei diari scritti tra il 1950 e il 1973. In Mezzaqui la loro assunzione e restituzione avviene attraverso la ricopiatura manuale. La riscrittura, prima a matita e poi a inchiostro blu, è una pratica intima e insieme collettiva, eseguita dall’artista in collaborazione col Tavolo di Lavoro di Marzabotto. Questo collettivo di dodici persone di provenienza diversa, sotto la guida di Sabrina Mezzaqui, condivide già da alcuni anni pratiche semplici e metodiche di creazione artistica. Secondo Mezzaqui è attraverso la ricopiatura manuale che avviene una lettura approfondita dei testi, che “dagli occhi attraversa il corpo fino alla mano, da pagina (letta) a pagina (scritta).” Molto interessante è la traslazione del procedimento di copiatura dall’immagine alla scrittura: solitamente la copiatura in arte (dell’opera dei Maestri, della Natura) avviene sulle immagini e non sui testi. Qui avviene sul segno grafico della scrittura. Inoltre, più che un libro d’artista o una serie dallo stesso tema, si tratta di una vera e propria installazione (come spesso le opere dell’artista). I Quaderni sono presentati aperti, poggiati su tavoli neri dalle forme epurate e protetti da teche di vetro illuminate. L’esperienza offerta allo spettatore diventa spazio/temporale, una visione cioè non frontale e univoca dell’opera. I libri non sono fatti per essere sfogliati individualmente, ma ci si cammina intorno, assieme ad altri spettatori, cogliendo frasi, passaggi di discorso, frammenti visibili di un flusso di parole sotteso. Sia il processo di esecuzione dell’opera che quello di fruizione presuppongono quindi un coinvolgimento e una condivisione dell’intero processo artistico, dalla nascita e gestazione dell’opera, fino al suo “andare nel mondo”. Un’ opera complessa e non statica.

Da un punto di vista stilistico, i materiali sono scelti con cura per dare forma visibile e interpretare il carattere dell’autore preso a riferimento. In questo caso le copertine dei Quaderni di H. A. sono realizzate in stoffa bianco/nera e grigia, dal disegno che rimanda subito al Bauhaus (epoca in cui nella stessa città la Arendt studiava con Heidegger). Le pagine sono carte molto bianche e sottili, fruscianti, di vecchi atti giuridici e amministrativi. Uno dei temi messi in luce dalla Arendt in Eichmann a Gerusalemme non è forse la degenerazione del sistema burocratico? La Arendt aveva qui approfondito il tema della responsabilità individuale, mettendo in guardia sul rischio di trasformarci in burocrati ottusi che obbediscono agli ordini e si sentono sgravati dalle responsabilità del male. Nella installazione bolognese alla Biblioteca delle donne, i Quaderni di H.A. erano significativamente esposti nella sala degli archivi.

Infine, l’arte non si può esimere dal soggetto, e il soggetto in questo caso riguarda un’interrogazione cruciale, individuale e collettiva. La risposta arendtiana presuppone una presa di coscienza critica e la proposta di un potere diffuso, di relazione, orizzontale e condiviso da una pluralità di attori. Similmente il lavoro della Mezzaqui sui Quaderni si appoggia su uno scambio e una partecipazione collettivi, a tradurre riflessioni più intime e personali. E il fare artistico si fa metodo attento e meditativo di assunzione della scrittura. Per “Ripensare i pensieri, riflettere, alla ricerca della verità”.

 

Mezzaqui cred.foto Lorenzo Palmieri

Foto di Lorenzo Palmieri

 

 

Mezzaqui cred.foto Paolo Carraro

Foto di Paolo Carraro

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 16 di Awand, estate 2025.
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Tiziana Romanin
Tiziana Romanin
Tiziana Romanin è nata nella provincia veneziana. Nel 1993 si è diplomata in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia. In seguito ha lavorato come assistente ai costumi e alle scene per diversi teatri italiani (Arena del Sole di Bologna, Teatro Rossetti di Trieste tra gli altri) e ha realizzato apparati scenografici per esposizioni ed eventi. Con i disegni per manifesti, depliant e copertine ha iniziato a occuparsi di illustrazione e a collaborare con studi di comunicazione. Contemporaneamente ha iniziato ad occuparsi di incisione e grafica d’arte, realizzando i primi libri d’artista. Nel 1998 si è trasferita a Parigi. Dal 2010 vive stabilmente a Milano. Ha lavorato con molte case editrici e periodici francesi ed italiani: Eyrolles, Sarbacane, Grandir, Odile Jacob, Bruno Mondadori/Pearson, tra le pricipali case editrici; Libération, Le Monde, Télérama, Magazine Litteraire, Madame Figaro, Il Sole 24Ore, Diario, tra le riviste. Dal 2000 per il Centro di Lingua e Cultura italiano di Parigi ha ideato e tenuto dei corsi settimanali per bambini di educazione all'espressione. Nel 2004 su invito dell’Alliance Française di Ahmedabad (India) ha progettato e tenuto delle lezioni teorico-pratiche sul linguaggio del libro illustrato all’Accademia di Belle Arti indiana. Il progetto, chiamato"Approaching-A l’approche", è diventato una conferenza (Salone del Libro di Saint-Priest, Lione, 2004). Dal 2000 a oggi ha ideato e realizzato diversi laboratori creativi per ragazzi e numerosi incontri, conferenze e workshop per adulti sul tema del libro illustrato e sul libro d’artista. Dal 2015 collabora con la scuola di illustrazione MiMaster di Milano. Nel 2022 è stata invitata dall’Istituto italiano di cultura di Parigi al Festival Italissimo per alcuni workshop, firmando anche il manifesto dell’evento. Nel 2022 e nel 2023 ha tenuto delle masterclass e dei workshop al Salone del libro di Montreal (Canada) e alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna. Dal 2023 tiene dei workshop sul libro d’artista all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

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