
Foto di Valeria Maggiora
“A molle carta ei dà tempra si forte che più che il marmo e l’acciaio sfida tempo e morte”
Così recita un antico sonetto decantando il lavoro dello stampatore. Sonetto che ben si addice a Piera Luisolo, artista piemontese di grande sensibilità, che con un perfetto accordo di curiosità e mestiere porta avanti un personalissimo lavoro di ricerca e sperimentazione. I suoi mezzi d’elezione sono le tecniche incisorie e la pittura, soprattutto l’acquerello, cui unisce una spiccata sensibilità per i supporti cartacei, spesso molto semplici, ma scelti con estrema cura e finezza.
Da questa passione e questi interessi nasce l’opera Corpi vegetali, libro d’artista che, guarda caso, si vuole come traccia. Chi fa incisione e usa il torchio calcografico e quello tipografico, infatti, ha insita l’inclinazione per la forma impressa, le matrici, i calchi e una marcata curiosità per i fossili, le orme. Che, al di là delle loro qualità grafiche e formali, rimandano al concetto di storia, di testimonianza di passaggio. Corpi vegetali riunisce tutto questo.
Realizzato tra il 2012 e il 2016, Corpi vegetali è una raccolta di immagini grafiche eterogenea per tecnica ma molto coerente nelle intenzioni. Si tratta di un erbario o, meglio, di un “atlante anatomico”, come lo definisce l’artista, di specie vegetali spontanee raccolte nei campi e nei boschi del Piemonte in passeggiate attente e contemplative. Piera Luisolo studia qui la morfologia di alcune varietà di piante, scegliendo però di farlo nel periodo meno appariscente della natura e cioè durante il sonno invernale. Il processo successivo la raccolta è molto delicato: felci, cortecce, erbe, foglie, vengono selezionate e solo parzialmente essicate, per essere in seguito inchiostrate con pigmenti naturali e olii e quindi passate al torchio su carte scelte con estrema cura. I soggetti vegetali sono trasferiti sulla carta per impressione diretta, secondo una tecnica molto antica utilizzata fin dal 1500 o riprodotti in sciadografia, un tipo di impressione a contatto inventata da William Fox Talbot e largamente utilizzata nell’Ottocento per le catalogazioni botaniche. Sarà la scelta di utilizzare questa tecnica, sarà il soggetto, c’è qualcosa in Corpi vegetali che ricorda la poesia di Emily Dickinson, la stessa passione per le forme vegetali più semplici e la stessa attenzione per il dettaglio evocativo, che sia forma o parola.
In Corpi vegetali sentiamo un’attenzione simile a quella di uno scienziato che osserva. Piera Luisolo studia infatti da molto vicino i soggetti scelti, compara e indaga le forme vegetali, avvalendosi anche di lenti e di sistemi di schedatura. Piera considera “ogni erba spontanea come un piccolo universo meravigliosamente autonomo”. La sensibilità è tutta artistica. Osservare le forme, coglierne la ricca gamma cromatica, creare connessioni, raccogliere e con delicatezza imprimere la traccia degli elementi vegetali sono infatti gesti e prima ancora intenzioni squisitamente artistiche. Un’arte che si avvale e che sublima la materia, sia quella dei materiali utilizzati che quella dei soggetti, “corpi” vegetali appunto.
Corpi vegetali è per certi versi uno strano libro d’artista: uno zibaldone, che riunisce monotipi, acquerelli, sciadografie e anche fotografie, sia dei soggetti raccolti (scattate dalla stessa Luisolo), che immagini prese durante la raccolta (di Valeria Maggiora) e infine delle opere (di Andrea Ferrari). Il libro si presenta dunque come la testimonianza visiva di esplorazioni sia intuitive che analitiche sulla vita vegetale nelle sue forme più spontanee, meno spettacolari. Proprio per il suo carattere così poco propenso all’esaltazione e alla ricerca di effetti sorprendenti, la forza dell’opera sta nella sua ricchezza elegante e lieve, che intercetta la dimensione più spirituale oltre che estetica dell’esperienza sensoriale. Cartella-libro a fogli sciolti, unico perchè senza tiratura, nel 2020 Piera Luisolo ha deciso di affidare Corpi vegetali alle stampe, così che oggi possiamo godere di questo libro altrimenti segreto. Libro afferrato al passaggio effimero con tempestività e delicatezza. Proprio come il gesto dell’artista nel fissare la traccia delle erbe fragili che ha raccolto.
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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 12 di Awand, estate 2024.
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