
Il nome completo è “WOW Spazio Fumetto, Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata”, è un grande spazio tutto dedicato alle storie disegnate. Si trova a Milano, al numero 12 di Viale Campania. Inaugurato il primo aprile del 2011, occupa uno spazio su due piani che un tempo — fu costruito nel 1926 — era un deposito ATM (l’Azienda Trasporti di Milano), e dal 1960 al 1985 sede della Motta.
A dare vita al Museo è la Fondazione Franco Fossati e a dirigerlo è Luigi F. Bona. Di solito il piano superiore è dedicato alle mostre con ingresso a pagamento, grandi e molto curate come quella in corso mentre scriviamo, dedicata proprio alla città ospite “Fumetto, un miracolo a Milano” che viene presentata così: «Le immagini disegnate da grandi artisti, che hanno raccontato la Milano di ieri e di oggi, sono affiancate da approfondimenti sulla sua storia, per rivelare la Milano che è stata e non c’è più, con il legame tra l’espressione culturale e i luoghi, la vita e il lavoro. Ingrandimenti scenografici, pubblicazioni d’epoca, manifesti cinematografici e tante sorprese alzano il velo su percorsi inediti in una Milano che non può e non deve essere dimenticata, per una Milano da sperare ancora.»
È proprio uno dei pannelli di questa mostra che ci ha fatto scroprire le “coree”: «Con questo bizzarro nome i milanesi avevano ribattezzato le baraccopoli che erano sorte intorno a Milano dopo la Seconda Guerra Mondiale per ospitare tutti quei poveracci che con il conflitto avevano perso casa, lavoro e dignità e ora si arrangiavano a ricostruirsi una sorta di abitazione mettendo insieme materiali raccattati tra le macerie delle case o magari rubacchiati in qualche cantiere». Una corea è la baraccopoli in cui è per buona parte ambientato il film del 1951 di Vittorio De Sica da cui prende il nome la mostra — Miracolo a Milano, appunto — vincitore del Grand Prix a Cannes e sceneggiato da quel Cesare Zavattini che fu a lungo anche autore di fumetti in incognito «per pudore, discutibile, di letterato (...) Il fumetto era ancora visto come letteratura di consumo di scarsa qualità e i grandi autori avevano paura di sporcarsi le mani lavorandoci» riporta sempre lo stesso pannello in mostra.
Sono centinaia le mostre presentate da Wow in questi anni, tra grandi e più piccole, a pagamento e gratuite, dedicate al fumetto (e al cinema d’animazione) più popolare così come a quello d’autore, a quello mainstream come a quello underground. A quest’ultimo si rivolge “Bricola” «il festival dedicato a chi, non contento di leggere i fumetti, se li disegna e pubblica da solo» due giorni durante i quali è possibile incontrare decine di autori che si autoproducono e presentano sui banchetti i loro lavori in prima persona, compreso chi è andato ben oltre l’autoproduzione come il vulcanico Ivan Hurricane.
Wow ha una particolare attenzione per i temi sociali e spesso gli appuntamenti e le mostre sono occasione per riflettere su quello che accade nel mondo, valgano alcuni titoli come “Finché l’ultimo canta ancora. Un fumetto sull’accesso alle cure in Afghanistan”, “Il fumetto dal basso racconta la realtà” e “Femminismo a fumetti. Come uscire dalla bolla?”.
Ovviamente non mancano spazi e momenti dedicati ai più piccoli: “A caccia di Yokai!”, “Mostri fantastici e dove trovarli!”, “Pimpa e i suoi viaggi”.
Oltre che di mostre e ed eventi, il calendario di Wow è zeppo di laboratori e il piano terra è sempre molto frequentato da aspiranti disegnatori guidati da molti protagonisti dell’animatissimo mondo del fumetto italiano.
Una biblioteca, una libreria e un caffé arricchiscono ulteriormente l’offerta di un luogo singolare, probabilmente unico in Italia.
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