
Il libro è anche un oggetto con una qualità plastica; questa caratteristica è inoltre mutevole. Dal più banale “chiuso/aperto”, chi progetta libri dispone di molte possibilità e varianti di sviluppo e cambiamento della forma. Una pagina si può aprire, squadernandosi in orizzontale o verticale, singolarmente o in coppia. Un gruppo di pagine può svilupparsi legata a fisarmonica. Il libro inoltre può avere finestre, buchi, filze e appendici; può emergere come un piccolo mondo fantastico nei pop-up, apparendo e poi scomparendo sotto i nostri occhi nel gesto dello sfogliare.
Kveta Pacovska, benché illustratrice sotto tutti gli aspetti, ha sempre progettato i propri libri unendo la loro qualità plastica alla ricerca grafica, creando degli oggetti/libro molto singolari. Da quell’esperienza, maturata a Praga, sua città natale, già negli anni di formazione, Kveta Pacovska è arrivata all’albo illustrato. Dallo studio delle arti applicate al graphic design, l’artista ha indirizzato la propria ricerca verso la scultura e il libro, come termini dialogici della stessa sfida artistica. Si farebbe un gran torto a liquidarla con supponenza come una semplice illustratrice per l’infanzia, sia perché questa categoria è a pieno titolo un campo di ricerca artistica, in cui l’artista deve esprimersi con maggiore responsabilità e doti (di sintesi, immediatezza, spontaneità) che in altri campi, sia perché definire un artista per categorie fisse e stagne è sempre riduttivo e semplicistico. Uno dei più grandi pregi della Pacosvska è stato quello di portare l’Arte nelle mani di tutti, a cominciare dall’età più delicata, cioè la piccola infanzia.
Kveta Pacovska ha esplorato in contemporanea due strade diverse e convergenti: il libro d’artista come libro oggetto molto prossimo alla scultura, e il libro oggetto tramutato e tradotto in oggetto quotidiano. Tra i suoi più bei contributi, un abbecedario. Nato dagli appunti, le composizioni grafiche, le sculture e una ricerca multiforme (dalla grafica alla comunicazione), l’Alphabet di Kveta Pacosvka è un libro d’artista a tutti gli effetti, anche se per tutti nel prezzo e nella diffusione. Qui ritroviamo suggestioni che ricordano Mirò, Kandinsky, i giocattoli di Depero, i collage dada, ma anche l’arte popolare e la grafica ceca del dopoguerra, tutti riferimenti acquisiti e restituiti con la più grande capacità di reinvenzione. La tradizione del folklore ceco ritorna nella tavolozza e nei personaggi come costanti di tutta la sua opera. In particolare, la ricerca sui personaggi riprende gli archetipi della fiaba, ricordando l’indagine morfologica di Propp. Nel bestiario immaginifico della Pacovska allora un rinoceronte diventa IL RINOCERONTE; nel suo cast di attori un re è IL RE. Modelli originari per le loro categorie. Anche ogni lettera dell’Alphabet è concepita come un personaggio. Esso occupa la pagina, o più pagine, con disinvolta prestanza. L’artista opera tagli, fa emergere elementi, introduce finestre che nascondono e rivelano. A volte aggiunge piccole porzioni specchianti, che ci includono improvvisamente tra i protagonisti del defilé di lettere. Oppure lavora la pagina bianca a creare superfici tattili che seguono il profilo di lettere. E crea un ritmo fluido, lineare ma vario, senza regole fisse, alternando pagine con lettere che occupano tutto lo spazio della pagina, imponenti anche quando sono superfici bianche su bianco, a grappoli di segni minuti, come scrittura appuntata, l’equivalente di una conversazione fitta e a bassa voce. Altre lettere si trasformano in uno zoo di animali buffi, creati da forme elementari semplici e dai colori franchi. Qui e là riferimenti alla quadrettatura scolastica, alle macchie d’inchiostro, le chiose e le correzioni.
L’Alphabet di Kveta Pacovska si sgrana con divertimento condiviso tra creatore e fruitore, prende per mano in un girotondo scherzoso nato da segni convenzionali e dall’ordine, ma che li reinventa tutti. In questo ABC, nel compitare tutte le lettere dalla prima all’ultima, la litania monotona non esiste. Piuttosto impariamo quanto sia divertente la sorpresa, l’invenzione e il gioco. Par quasi di sentire risate di scolari di un tempo durante l’intervallo.
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