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Foto di Carlo Cardinale

 

Masserie e dimore storiche, cortili di borghi rurali e antiche chiese di campagna, oasi naturalistiche, jazzi, agriturismi, grotte, ville e perfino un ex stabilimento vinicolo sono gli scenari di una delle rassegne musicali più longeve della Puglia, Suoni della Murgia, tra le province di Bari e Bat, giunta quest’anno alla sua XXIII edizione (dal 2001, con un solo anno di pausa). Fin dall’inizio si è caratterizzato per essere un festival itinerante e diffuso nel territorio, accentuando questa caratteristica nel corso degli anni quando è uscito dai centri cittadini. Una scelta mirata e fortunata, anche pionieristica: gli spettatori, sia i locali che quelli provenienti da altre parti d’Italia e del mondo, oltre alla qualità musicale degli artisti, apprezzano la possibilità di ritemprarsi in ambienti naturali al termine di giornate di calura estiva e di convulso caos cittadino, di riscoprire il piacere di incontrarsi e ritrovarsi. Si tratta di luoghi di grande pregio architettonico, spesso neanche conosciuti dagli abitanti del territorio che ne restano piacevolmente sorpresi. L’Alta Murgia barese è un altopiano roccioso e steppico segnato dal carsismo, non densamente abitato, vocato soprattutto all’allevamento e caratterizzato da grandi spazi. Parte di esso dal 2004 è diventato Parco Nazionale esteso su 68 mila ettari e comprendente i territori di 13 comuni delle due province. Non a caso dal 2014 al 2017 la rassegna si è chiamata Suoni della Murgia nel Parco. Ed è proprio su questa dimensione più intima e raccolta delle aree interne, meno condizionata dai grandi numeri e dal clamore delle feste e delle rassegne che caratterizzano, specie d’estate, la costa barese o quella salentina, che hanno puntato gli organizzatori, con lo sguardo proteso anche a un turismo più lento e meditato. Una dimensione che però non ne inficia la proposta artistica.

Suoni della Murgia è nata sotto il segno della musica tradizionale e popolare ma da alcuni anni si è aperta a vari stili, generi e dimensioni sonore, provenienti dai cinque continenti, non trascurando altri linguaggi come il cinema, la danza, la scultura, il teatro-canzone. “Una rassegna di genere che è diventata negli anni una rassegna tra generi”, spiega il direttore artistico Luigi Bolognese, chitarrista e presidente dell’associazione omonima, che ne è l’animatore, insieme alla cantante Maria Moramarco, dagli anni ’70 autrice e ricercatrice della musica popolare e dei canti sociali della tradizione orale del territorio dell’Alta Murgia, riproposti nei diversi dischi e concerti in giro per il mondo con il gruppo Uaragniaun. E con il contributo di Carlo Cardinale, di Luciano Bolognese e del gruppo di giovani ‘leve’ che, oltre a occuparsi dell’organizzazione, si stanno ritagliando negli ultimi tempi la scelta di alcune band musicali in cartellone. Fin dai primi anni la rassegna si è caratterizzata per la dimensione internazionale, ospitando musicisti provenienti da 30 Paesi diversi del mondo, oltre che da altre regioni d’Italia, per oltre 200 artisti che si sono avvicendati in circa 70 locations differenti. Nel 2021 Suoni della Murgia è tra i costituenti la neonata Rete Italiana World Music, una fraternità di musicisti, festival, operatori culturali diffusa su tutto il territorio nazionale, nata per dare corpo e forza ad un genere tra i più amati in Italia ma poco riconosciuto a livello ‘istituzionale’. Alcuni degli artisti che si sono esibiti nel tempo: Matteo Salvatore, Enzo Avitabile, Daniele Sepe, Scarlet Rivera, Rocco de Rosa, Arianna Savall, Arild Andersen, Daniele Di Bonaventura. Nell’ambito della rassegna è stato prodotto il progetto Pietrafonie, concepito da Maria Moramarco, insieme allo scultore Vito Maiullari per esaltare il suono ancestrale delle pietre della Murgia, che si è avvalso della collaborazione di musicisti straordinari come Francesco Savoretti e Fabio Mina, ospite il trombettista Markus Stockhausen. Nell’edizione di quest’anno il tema, “Sconfinamenti”, richiama l’antica vocazione all’incontro e al confronto tra generi, stili e sonorità differenti di diverse parti del mondo. Dopo la sfolgorante anteprima con Omar Sosa e Gustavo Ovalles a Sovereto di Terlizzi, il programma, dall’ultima decade di giugno a fine agosto, si presenta intenso: 24 serate per un numero di concerti anche maggiore (per ogni appuntamento spesso sono previste due esibizioni). Quest’anno anche un mini festival in tre giornate, “Pizzicar de corda”, dedicato alla figura del chitarrista compositore, curate dal maestro Vito Nicola Paradiso. La musica del mondo scopre così la Murgia, vi si tuffa dentro con energia e passione dando vita a collaborazioni, produzioni, incontri. Perché è l’apertura, la curiosità verso il mondo che ci circonda, l’ascolto e la contaminazione a farci ricchi.

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 12 di Awand, estate 2024.
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