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A scuola con Christian Raimo

A scuola con Christian Raimo
 

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Ciao Visitatore

l'intervista che presentiamo oggi, dopo quelle con Ivan Hurricane, Alex Majoli, Irene Facheris, Davide Enia, Fausta Vetere e Alessandro Piva, è con lo scrittore, giornalista e insegnante Christian Raimo.

 

20 Awand

 

Christian Raimo

SCRITTURA. «Se riusciamo a cambiare i sistemi educativi, forse abbiamo più possibilità di cambiare anche i sistemi sociali.» Christian Raimo è insegnante, scrittore, intellettuale militante e considera queste tre cose la stessa cosa.

Christian Raimo insegna storia e filosofia in un liceo della periferia nordest di Roma. È anche scrittore, giornalista, critico letterario, e negli ultimi anni uno degli intellettuali italiani più esposti sul tema della scuola pubblica. Nel novembre 2024 è stato sospeso dall’insegnamento per tre mesi — con stipendio dimezzato — dopo aver definito “lurida” l’idea di scuola del ministro Valditara in un dibattito pubblico. Il Tribunale del Lavoro ha poi ridotto la sospensione a dieci giorni, ma la vicenda non è chiusa: entrambe le parti hanno fatto ricorso. Lo abbiamo incontrato mentre è candidato al Premio Strega 2026 con L’invenzione del colore, un romanzo sulla figura del padre e sull’Italia che non c’è più, e mentre prepara altri due libri. Una conversazione sulla scuola come campo di battaglia politica, sull’egemonia culturale che si sgretola, e su cosa significa tenere insieme l’insegnamento e la parola pubblica.

Tra il 2024 e il 2026 hai pubblicato tre libri sulla scuola — Lettere alla scuola, Scuola e resistenza, Alfabeto della scuola democratica — a cui ha fatto seguito il tuo ultimo romanzo. Parliamo di tre libri con tre punti di partenza differenti che, guardati assieme, sembrano pezzi di un unico progetto. Li hai scritti pensando a un lavoro organico?

Sì, per me è un progetto di vita. A settembre uscirà una raccolta di racconti sulla scuola — non miei, ma la curatela è mia — per Einaudi, che si chiama Racconti di scuola e contiene testi da Čechov a Starnone, da Stephen King a Shirley Jackson, una ventina e più. Ho finito di scrivere adesso la prefazione, in cui indago i rapporti tra politiche scolastiche e scuola democratica. Sono convinto che non soltanto le società facciano le scuole, ma anche le scuole facciano le società: i sistemi educativi non sono soltanto il prodotto, sono anche l’infrastruttura che determina i sistemi sociali. Quindi penso che se riusciamo a cambiare i sistemi educativi, forse abbiamo più possibilità di cambiare anche i sistemi sociali. Questa è la mia battaglia della vita, della vita intellettuale e politica, sicuramente. L’anno prossimo uscirà un libro sulla scuola neoliberista italiana. Me ne occupo ogni giorno: nelle  assemblee che faccio, nelle cose che leggo e che scrivo. Da qualche anno curo le pagine di Domani dedicate alla scuola, in una sezione intitolata Tempo pieno. Quindi sì, è un progetto vero, pensato, militante, progettato, scandito nel tempo.

Visto che citavi la scuola neoliberista: hai sostenuto più volte che la destra ha capito prima della sinistra come la scuola sia un terreno strategico. Mi aggancio alle indicazioni nazionali pubblicate nel 2025, quelle coordinate da Ernesto Galli della Loggia e da Loredana Perla, che hai definito espressione di un neonazionalismo con radici profonde. Ti chiedo: da dove vengono queste radici e perché sono difficili da vedere nel dibattito pubblico?

Buona domanda. Essenzialmente penso che sia un problema connaturato al fatto che negli ultimi anni il sapere storico è stato sempre più svuotato e relegato in forma di celebrazione memorialistica, di propaganda, e che si sia svilita l’importanza della ricerca storica. Del resto, le ore di storia nelle superiori sono state ridotte dalla fine del Novecento ai primi anni Duemila, e questa è una delle ragioni per cui si è determinata una grande confusione epistemica, una grande impreparazione rispetto anche alla formazione di classi dirigenti e politiche che sappiano analizzare dei temi con una profondità almeno storica.

Il merito è diventato una parola chiave della politica scolastica di questo governo, sempre sulla scia neoliberista dell’approccio alla pubblica istruzione. Questo nonostante le ricerche mostrino come i sistemi basati sul merito tendano a riprodurre le disuguaglianze di partenza. Ti chiedo, anche alla luce del tuo lavoro intellettuale e nelle scuole: perché questo ideale continua ad avere così presa in chi parla di scuola?

È una soluzione che sembra molto facile a un problema difficilissimo: come garantire un allargamento dei diritti a tutti. Questo era il dettato costituzionale, e ancora lo è. Nei momenti di recessione, di crisi, nei momenti in cui ci rendiamo conto che quel benessere è un privilegio e ci sono altre persone che rivendicano gli stessi diritti, vengono formulate teorie che cercano di legittimare le disuguaglianze. La storia moderna — dall’Illuminismo in poi — potremmo raccontarla come una grande storia planetaria di teorie che hanno provato a legittimare le disuguaglianze. Pensiamo al marxismo, al darwinismo, a Freud: la scienza, in tante modalità diverse, ha cercato di indagare cosa vuol dire essere uguali. Negli ultimi anni c’è stato un grande sforzo intellettuale per vedere se ci potessero essere teorie, discipline, militanze che invece mettessero in discussione non soltanto i sistemi che proponevano l’uguaglianza, ma anche le teorie stesse. E si è cominciato a parlare di meritocrazia, di eccellenza, di selezione, fino ad arrivare anche a una ripresa dei nazionalismi, dei sovranismi, e adesso si parla anche apertamente di eugenetica, di darwinismo sociale.

(...)


Awand 20

 

L'intervista integrale è, ovviamente, sul numero 20.

 



20 Awand

 

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Ci vediamo il 10 luglio a Monza e il 21 luglio a Altamura

Due occasioni per brindare ai 5 anni di Awand e per presentare il nuovo numero.

Il 10 luglio 2026 dalle 19 saremo ospiti di Elsa Libreria Creativa, in via Rota 11 a Monza.
Per prenotare scrivere a: elsa.libreriacreativa@gmail.com

Il 21 luglio dalle 18.30 saremo ospiti dell'Agorateca di Altamura, in via Stefano Lorusso 1. Ingresso libero.

Tutte e tutti invitati!

 



 

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