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Fausta Vetere, la voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare

Fausta Vetere, la voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare
 

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Ciao Visitatore

in questi giorni abbiamo presentato le interviste e le immagini di Ivan Hurricane, Alex Majoli, Irene Facheris e Davide Enia, oggi tocca a Fausta Vetere.

 

20 Awand

 

Fausta Vetere

MUSICA. Voce storica della Nuova Compagnia di Canto Popolare, musa ispiratrice di tante altre voci che cantano le radici. L’eredità musicale di Roberto De Simone e la tradizione in continuo divenire. Un ultimo progetto in arrivo per chiudere una lunga carriera.

Incontrare Fausta Vetere è un’occasione preziosa per esplorare non solo una carriera artistica, ma anche un pezzo importante della storia della musica popolare italiana, soprattutto attraverso la sua lunghissima militanza - che dura tuttora - nella Nuova Compagnia di Canto Popolare. Per lei la NCCP non sarà solo l’acronimo del gruppo fondato da Roberto De Simone, ma un logo iconico stampato nell’anima. E non poteva essere diversamente. Perché quella formazione ha avuto un ruolo fondamentale nella riscoperta e valorizzazione del patrimonio etnomusicale di tutto il Sud Italia e non solo. Capofila di una miriade di altri gruppi che ne hanno seguito la scia, è stato un modello imprescindibile per coloro che si sono misurati con la musica di tradizione. Vetere stessa è stata la musa ispiratrice di tante altre voci femminili che hanno scelto di cantare le proprie radici. Parlare con lei è stato come interrogare un custode della cultura musicale tradizionale. La sua voce resta un punto fermo: una testimonianza viva della memoria collettiva, capace di attraversare il tempo senza perdere forza né significato. Fausta Vetere, ottanta primavere alle spalle, continua a esibirsi in Italia e all’estero, portando avanti un lavoro che è costante reinterpretazione. Merce rara in un panorama musicale spesso orientato verso l’innovazione a tutti i costi.

Non sei molto presente sui social ma ti chiedo. Come vivi questo tempo buio e caotico, tra guerre, rigurgiti razzisti, crisi morale ed economica?

Vivo questo momento storico chiaramente con profonda preoccupazione: è un riflesso incondizionato. Le valutazioni etiche sono sconcertanti. Non è il mondo che immaginavo di ritrovarmi. Sul piano economico è ancora peggio. Perché tutto ricade poi su di noi, anche a livello artistico. Insomma si lavora poco, si guadagna pochissimo e si spende tanto e quindi è tutto un boomerang. Penso ai molti artisti che già facevano fatica a “stare sul mercato”, a vivere di musica. Io ho tre figli maschi. Potevano tutti fare musica, l’hanno studiata e ne sono appassionati. Oggi, per fortuna, due di loro vivono di altro: uno si occupa di arredamento e l’altro è nell’esercito. Solo Marco, il terzo, ha scelto di fare musica per professione. Mi conforta il fatto che lavori con la PFM, una grande e storica band italiana. Ha sostituito alla chitarra elettrica Franco Mussida. 

Partiamo dall’inizio: Il tuo nome viene associato inevitabilmente a quello della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Della storica formazione ci sei rimasta solo tu.

Io da sempre, dal 1970. Come saprai abbiamo realizzato circa una trentina di dischi.

Ai primi due, usciti nel 1971 e nel 1972, ricordo che non avevate dato alcun titolo. Fu una scelta o la convinzione che vi sareste fermati lì?

Diciamo che era giusto così. Perché quelli erano dischi di ricerca, di studio, e quindi facevano parte di tutta una fase particolare del lavoro di Roberto De Simone, era lui che curava la parte artistica. Già nel 1967, Roberto - che era un trentacinquenne studioso, compositore di formazione classica, grande esperto di tradizione «magica» napoletana - creò il primo nucleo di lavoro. Lo fece con un gruppo di giovani appassionati di musica e tradizioni popolari come Eugenio Bennato, Carlo d’Angiò e Giovanni Mauriello. Così nacque la Nuova Compagnia di Canto Popolare, della quale divenne l’animatore, il ricercatore e l’elaboratore dei materiali musicali. A quella primissima formazione si aggiunsero, in un secondo momento, Patrizia Schettino, Peppe Barra, Patrizio Trampetti, e in seguito io e Nunzio Areni. Fu De Simone a volermi nel gruppo. Mi chiese di sostituire Patrizia Schettino che era andata via. Patrizia era una bambina, una ragazzina di 14 anni. Con me, chiaramente, si aggiunse sia la voce che uno strumento, perché io ero chitarrista, avevo fatto il conservatorio.

La vostra dimensione diventa quella di un gruppo in cui cantano tutti.

Cantavamo tutti meno Eugenio e… Nunzio Areni. Lo stesso De Simone non cantava. Qualche volta suonava con noi le tammorre e danzava con me. A cantare bastavamo io, Peppe Barra, Patrizio Trampetti, Giovanni Mauriello e Carlo D’Angiò.

(...)


Awand 20

 

L'intervista integrale è, ovviamente, sul numero 20.

 



20 Awand

 

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Ci vediamo il 10 luglio a Monza e il 21 luglio a Altamura

Due occasioni per brindare ai 5 anni di Awand e per presentare il nuovo numero.

Il 10 luglio 2026 dalle 19 saremo ospiti di Elsa Libreria Creativa, in via Rota 11 a Monza.
Per prenotare scrivere a: elsa.libreriacreativa@gmail.com

Il 21 luglio dalle 18.30 saremo ospiti dell'Agorateca di Altamura, in via Stefano Lorusso 1. Ingresso libero.

Tutte e tutti invitati!

 



 

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