Ken parker

 

L’arte - si sa - è anche fatica e frustrazione. E io l’ho scoperto presto, a mie spese, che non avevo neanche raggiunto i dieci anni.

Si era sul finire dei Settanta - il 1977, se non ricordo male - e acquistai in edicola un albo a fumetti che fu una vera e propria rivelazione, un fulmine nel sereno cielo della mia ancora acerba collezione di giornalini. Si trattava di Ken Parker, personaggio creato da Giancarlo Berardi ai testi e Ivo Milazzo alle chine.

Pubblicato dalla casa editrice Cepim, altro nome della Sergio Bonelli, questo fumetto era ambientato nel West, ma mai fino ad allora la frontiera americana era stata descritta in questo modo, almeno nel mondo delle nuvole italiane.

Il West di Ken Parker, infatti, non aveva nulla a che vedere con le classiche e sovraniste praterie di Tex Willer o con l’onirica foresta di Darkwood di Zagor, giusto per citare altri eroi bonelliani.

No, il West di “Lungo fucile” - il soprannome che gli indiani avevano dato a Ken Parker per via del suo vecchio fucile Kentucky - non era una terra tranquilla. Era sporco, brutto e cattivo e ricordava piuttosto la pellicola statunitense “Soldato blu”  che qualche anno prima, nel 1970, era stato uno dei primi film western a schierarsi dalla parte degli indiani d’America, raccontando il massacro di Sand Creek del 1864.

Ma non fu l’unico debito che Berardi e Milazzo contrassero con il cinema americano: le fattezze del personaggio principale, infatti, si sovrapponevano dichiaratamente a quelle degli attori Robert Redford e Kirk Douglas, dando vita così a una tradizione poi spesso abbracciata dalla Sergio Bonelli Editore (basti pensare a Dylan Dog/Rupert Everett).

Le tematiche trattate in ogni albo autoconclusivo - altra novità per la casa editrice che, all’epoca, raccontava unicamente storie a puntate - erano legate alla realtà, alla cronaca: ricordo come fosse adesso un episodio dedicato all’omosessualità, un altro alla prostituzione, un altro ancora alle condizioni disumane degli operai delle prime fabbriche statunitensi. Non a caso la copertina di quell’albo intitolato “Sciopero” era una reinterpretazione del dipinto “Il quarto stato” di Pelizza da Volpedo.

Il proposito mai tradito degli autori era quello di presentare un prodotto nuovo, senza precedenti nel mercato del fumetto popolare.

E se le sceneggiature di Giancarlo Berardi erano così contemporanee e sorprendenti, non meno lo erano i disegni di Ivo Milazzo. Le copertine erano realizzate ad acquerello in un formato orizzontale che copriva anche la quarta di copertina, ovvero il dietro del giornalino.

All’interno, invece, le delicate sfumature cromatiche dell’acquerello lasciavano il posto a una china nervosa e decisa, tratto originale e distintivo del giovane disegnatore. Su quelle tavole, nacque e crebbe la mia passione per i fumetti prima, e per la comunicazione visiva più tardi.

Ma la scadenza mensile era veramente troppo stretta per l’attività di Berardi e Milazzo, nonostante l’arrivo di nuovi disegnatori per cercare di rendere maggiormente fluida la produzione. Di conseguenza le uscite in edicola iniziarono a diradarsi, perdendo quasi da subito la periodicità mensile. In parole povere, il nuovo albo di  “Ken Parker” usciva quando era pronto, senza una programmazione definita. E questo creava in me e nei seguaci di “Lungo Fucile” un’attesa e una frustrazione che di mese in mese - complice anche il poco successo di pubblico della testata - aumentava sempre più.

Inevitabilmente arrivò il temuto momento in cui le pubblicazioni cessarono. Era il 1984 e - ormai adolescente - avevo capito che il segno grafico entrato nella mia vita grazie a Ken Parker, ci sarebbe rimasto per sempre, indirizzandomi verso una professione creativa.

Ci furono negli anni successivi tentativi più o meno timidi e sempre travagliati di rilanciare il personaggio, ma ormai la prima stagione, quella originale, era tramontata.

Ancora oggi - di tanto in tanto - mi fermo davanti alla collezione degli albi di Ken Parker, nella libreria del mio studio. Ne tiro fuori uno a caso, lo apro e subito riconosco il segno scuro dei disegni di Milazzo. “Lungo fucile” è la mia splendida, fondamentale madeleine.

 

ken parker

 

Stefano Cipolla è graphic designer e giornalista, art director del settimanale “L’Espresso”.

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 8 di Awand, estate 2023.
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