Spare Rib n.55 1976 cover

 

Il movimento femminista degli anni Settanta – genericamente definito della seconda ondata – compare negli Stati Uniti e in Europa con numerose pubblicazioni stampate in tutto il territorio al di qua dell’oceano Atlantico.

In Inghilterra, per esempio, fu centrale l’esperienza di Spare Rib, rivista  fondata da Rosie Boycott e Marsha Rowe, considerata uno dei principali riferimenti del femminismo europeo. I suoi articoli fornivano consigli, commenti su temi culturali e articoli sulla storia del movimento a partire dal fenomeno Flappers di inizio Novecento. 

All’inizio Spare Rib emulava parzialmente le riviste femminili convenzionali includendo articoli di cucina, artigianato e fai da te, ma non è mai stato convenzionale nelle sue opinioni. Le pagine di Spare Rib hanno tenuto le femministe aggiornate e coinvolte sulle proteste incoraggiando anche il sincero coinvolgimento delle lettrici.

Il primo numero venne pubblicato nel giugno 1972 e distribuito da Seymour Press anche nelle grandi catene tra cui WH Smith e Menzies con una tiratura iniziale di circa ventimila copie al mese. Il suo scopo, come descritto nell’editoriale del primo numero, era quello di presentare alternative ai tradizionali ruoli di genere associati alle donne ovvero di vergine, moglie o madre.

Il nome Spare Rib è un gioco di parole riferito alla figura di Eva, creatura che secondo la leggenda venne creata modellando la costola di Adamo, il che implica che nemmeno all’inizio dei tempi la donna non potesse pretendere una propria indipendenza dagli uomini, tema che infatti ritroviamo sempre nel primo editoriale:

Il concetto di Liberazione delle donne è ampiamente frainteso, temuto e ridicolizzato. Molte donne rimangono isolate e infelici. Noi vogliamo pubblicare Spare Rib proprio per tentare di cambiare questo assurdo stato di cose. Crediamo che la liberazione delle donne sia di vitale importanza ora e, soprattutto, per il futuro della nostra società. Spare Rib si rivolgerà dunque a tutte le donne, superando le barriere materiali, economiche e di classe, per renderle consapevoli dei loro diritti e formarci tutte insieme come individui.
(«Statement» in Spare Rib, n. 1, 1972).

I primi articoli erano legati alle teorie politiche di sinistra, in particolare all’anticapitalismo e allo sfruttamento delle donne esclusivamente rappresentate o come vuote consumatrici o come casalinghe il cui compito si esauriva nella gestione della famiglia patriarcale. 

Nel 1982, Spare Rib fu però criticato perché considerato troppo borghese. Nel 1984, una crisi all’interno del collettivo editoriale rivelò che molti – tra cui donne di colore, ebree, lesbiche e altro – sentivano che Spare Rib non le appartenesse più.

I contributors della rivista comprendevano scrittrici, attiviste e teoriche femministe inglesi e internazionali affiancate alle immancabili testimonianze di lettrici che scrivevano delle loro esperienze. Gli articoli affrontavano diversi aspetti del femminismo da angolazioni diverse: dalle teorie dell’orgasmo femminile al razzismo di genere, dai problemi di anoressia e bulimia, fino alle pratiche delle mutilazioni genitali femminili.

Da notare come Spare Rib rappresentò una delle poche eccezioni nel panorama degli underground paper femministi ad aver innalzato la cura della veste grafica e del layout della rivista. Oltre a ciò, ha dato alle donne una voce e un forum per raccontare le loro storie consentendo loro di sensibilizzare su una miriade di questioni.

Nell’evoluzione del movimento negli anni Settanta, la rivista spesso si ritrovò al centro di aspri dibattiti tra le numerose correnti interne fra cui quelle che facevano riferimento al femminismo socialista, quello radicale, lesbico e afroamericano che ne minarono le fondamenta portando ad un drastico calo degli abbonamenti e degli introiti pubblicitari alla base della cessazione delle pubblicazioni di Spare Rib avvenuta nel 1993.

 

Spare Rib n.55 1976

 

Spare Rib n.66 1978

 

Spare Rib n.122 1982

 

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 10 di Awand, inverno 2023-2024.
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Francesco Ciaponi
Francesco Ciaponi
Francesco Ciaponi (Pontedera, 1978) è docente di Storia della Stampa e dell’Editoria all’Accademia di belle Arti di Brera, alla LABA Libera Accademia di Belle Arti di Rimini e di Comunicazione visiva all’Istituto Modartech di Pontedera. Fondatore del Centro Studi EdF, progetto di ricerca sulle forme più marginali e sperimentali della comunicazione, ha curato per Lazy Dog insieme a Silvia Sfligiotti il secondo volume della collana di Antologia di cultura grafica dedicata alle Controculture. Il suo ultimo libro è “Fanzine culture” edito da Flaco Edizioni (2024).

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