Awand. Rivista analogica di arti e creatività

«Sono innamorato di quello che fotografo. La lentezza e il blues meridionale. Ad ogni modo l’indolenza che io racconto non è il disimpegno sociale e politico. È la malinconia, perchè non posso negare che le mie foto siano malinconiche.»

 

carmelo eramo

Un dettaglio da una foto di Carmelo Eramo

 

In una nostra intervista di alcuni anni fa, Carmelo Eramo affermò che quello che lo interessava era coniugare il reportage con una fotografia più poetica e intimistica: «La fusione di queste due dimensioni è quello che mi ha sempre affascinato, più della documentazione pura.»
Le immagini selezionate per Awand sembrano preferire soprattutto il lirismo alla documentazione, eppure come non considerare testimonianza anche lo sguardo delle ragazzine affacciate alla finestra e finanche le figure che interrompono gli orizzonti rurali?
Sono testimonianza di una sensibilità che si astrae dal flusso del tempo — chi saprebbe dire a quale momento della giornata o addirittura a quale epoca esse appartengono? — caricandosi di suggestioni in cui respiriamo sì l’aria del Sud, che è la terra di Eramo, e riconosciamo la cultura visiva di cui egli si è nutrito, ma in cui affrontiamo pure e soprattutto il non detto, il non svelato; cioè quanto le tinte scure, nascondendo, affidano a noi.
Nel fotografo pugliese, la testimonianza è pretesto per scovare poesia ovunque. Nei paesini dell’entroterra lucano da cui i ragazzi emigrano come e più che negli anni Cinquanta e Sessanta; nelle processioni e nei falò, riti sopravvisuti alla piallatura culturale contemporanea; nella grana, nella pasta più grafica che fotografica in cui immerge piccoli dettagli domestici.
Sempre in quell’intervista a cui si faceva cenno all’inizio, Eramo confessava «Sono innamorato di quello che fotografo. La lentezza e il blues meridionale.» precisando poi «Ad ogni modo l’indolenza che io racconto non è il disimpegno sociale e politico. È la malinconia, perchè non posso negare che le mie foto siano malinconiche.»

 

eramo

 

Questo articolo è pubblicato nel n. 1 di Awand, autunno 2021.
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Antonio Ant Cornacchia
Author: Antonio Ant Cornacchia
Grafico, art director, giornalista. Ha studiato all'Accademia delle Belle Arti. Awand è una sua creatura. Molti lo chiamano Ant, che sta per formica.

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