bloom Valery Lamberti

 

Brianza. Sinonimo di provincia, sinonimo di luogo ameno, fuori dalla big city, fuori dai giri giusti, che con i mezzi arrivarci è un tour de force, che manco ci arriva la metropolitana. Avvolta nella sua nebbia, da fuori - ma anche da dentro, a volte - la Brianza è un luogo che non trasuda troppe simpatie. Soprattutto per i milanesi — per storia e stereotipo — raggiungerla, quella provincia, è un’impresa.

Proprio nel bel mezzo della Brianza, a Mezzago, il paese degli asparagi, all’interno dei locali ristrutturati dell’ex Cinema Ponte, il 16 maggio 1987 alla presenza di oltre duemila persone è stato inaugurato il Bloom, centro multiculturale, progetto della Cooperativa Sociale Il Visconte di Mezzago, fondata con l’obiettivo di rendere accessibili sul territorio spettacoli, stimolare la produzione culturale e fare in modo che questa attività creasse posti di lavoro. Da 36 anni la Cooperativa opera nel settore della Cultura e dello Spettacolo raggiungendo una fascia di pubblico compresa tra gli 0 e gli over 60, e ad oggi conta oltre 170 soci.

Bloom è una struttura dotata di un salone per concerti, mostre, presentazioni, attività per i più piccoli e spettacoli teatrali, sale corsi, un cinema d’essai con 72 poltroncine rosse, un’area ristoro, uno shop-libreria (anche online) ed un’ampia terrazza che d’estate si trasforma in una pizzeria all’aperto; è una realtà impegnata socialmente e culturalmente fin dal giorno 1 su diversi fronti, con una spiccata propensione per le auto-produzioni ed i circuiti alternativi, che si concretizza in una programmazione di attività ed eventi che da oltre trent’anni fronteggia le logiche consumistiche e di massificazione.

Certo, tra i binari su cui si muove Bloom, quello della musica, è sicuramente quello più noto e per il quale la sua fama è riconosciuta anche all’estero. Rock, reggae, pop, punk, blues, elettronica, hip hop, Bloom, spazia tra i generi, con live show, djset e jam session: la lista delle band italiane e straniere che si sono esibite sul suo palco è lunghissimo: Fleshtones, Mark Lanegan e gli Screeming Trees, Vinicio Capossela, Henry Rollins, Hole, Steve Wynn e The Dream Syndicate, Motorpsycho, Ministri, Verdena, Kaos One, Sharon Jones, Melvins, Cody Chestnutt, Mudhoney, Morphine, Nina Zilli, Afterhours, La Crus, Kyuss, Zen Circus, Sepultura, Marlene Kuntz, Punkreas, Timoria, Cristina Donà, Myss Keta, nonché i leggendari Green Day e Nirvana, che al Bloom ci hanno suonato ben due volte, di cui la prima, quando ancora erano una band sconosciuta ai più.

Bloom, però, è anche corsi di danza, benessere, arte, teatro, cicli di appuntamenti per famiglie, riflessioni e approfondimento sui temi ambientali, un laboratorio digitale per la realizzazione di servizi di produzione, circolazione e fruizione di contenuti multimediali nello spettacolo e nelle arti performative ed un cinema di quartiere, il BloomCinema, che sei giorni su sette propone a prezzo contenuto, un cartellone di titoli di qualità, rassegne tematiche e momenti di confronto che coinvolgono registi, esperti, giornalisti e critici e d’estate organizza e gestisce arene estive.

Il segreto di 36 anni di incessanti sviluppi incontrollati? L’attitudine a trasformare ogni attività culturale in un’opportunità di aggregazione, stimolo ed arricchimento, la volontà del valorizzare la creatività e l’originalità dei contenuti provenienti da circuiti non propriamente commerciali, la resistenza nel continuare ad essere una fucina di idee, trovando modi per non affogare nei momenti di difficoltà, che sia l’adesione ad un bando per finanziare un progetto o — durante il clou della pandemia — attivarsi per non cessare le attività, traslandole online e sviluppando un nuovo ramo, quello della ristorazione. E la capacità, di fare rete restando umani, ed avere non solo un occhio di riguardo verso coloro che frequentano il circolo da fruitori o erogatori d’arte, ma più generazioni di soci, lavoratori e collaboratori alle spalle che hanno saputo nel tempo accudire e far crescere un luogo storico, non solo per il territorio ma per l’Italia, quale è ormai da considerarsi Bloom.

 

Foto di Valery Lamberti

 

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L'articolo integrale è pubblicato nel n. 8 di Awand, estate 2023.
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Valeria Lucia Passoni
Valeria Lucia Passoni
Sagittario classe 1985.
Consuma dischi, divora libri ed accumula biglietti di concerti.
Poi ogni tanto lavora anche a maglia e all’uncinetto.

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